Mork

essere o essere + meglio (quali mozzi metto)

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Ho la fortuna che dopo 15 anni di compra e vendo per passione le "CHICCHE" non mi mancano e devo finire la mia bici da FIGO -  PARATA - POSER - PISTA dei miei sogni e desideri;

ora avere di più non vuol dire non avere problemi decisionali quindi vi espongo il mio dilemma

(mandatemi pure a cagare ;-) visto che scrivo per farvi invidia e venire voglia di vederla finità)

 

La bici (non vi rivelerò cos'è) è stata volutamente montata super record e non C-Record con lenticolari perchè è mia e la faccio come cazzo mi aggrada. detto questo potendo montare qualunque coppia di mozzi io voglia la scelta è ricaduta su due coppie, quelle che amo di più del grande Tullio la prima coppia anni 50 (ovvio che ho assi bulloni ecc)

la seconda anni 80 ma la seconda coppia la devo comporre visto che ho 2 anteriori a disposizione

Voi quale coppia di mozzi usereste (se scegliete la seconda coppia quale anteriore usereste) e con quali cerchi? Legno ovvio Ghisallo Tubolare o Copertoncino?

Aluminio Nisi o altra marca? Tubolare o Copertoncino?

Volendo avrei anche una coppia di super record flange piene come l'anteriore in foto ma non mi pare così affascinante ma se lo preferite potrei raggiare quelli.

Mi servono dei voti tipo sondaggio quindi fatemi sapere

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la penultima! viva le flange enormi e piene.

cerchi? tubolare, Nisi 200 gr oppure Assos pista neri

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SR flange basse raggiati in terza con saldature.

Cerchi Montreal 76 Campagnolo oppure Fir Sirius neri

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SR flange basse raggiati in terza con saldature.

Cerchi Montreal 76 Campagnolo oppure Fir Sirius neri

cioè mozzi ant e post a flange basse?

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sarà che prediligo le flange basse, a me piace la seconda coppia (tutto basso tranne la flangiona del lato pignone)

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SR flange basse raggiati in terza con saldature.

Cerchi Montreal 76 Campagnolo oppure Fir Sirius neri

cioè mozzi ant e post a flange basse?

 

 

Io direi di sì. Ovviamente perderesti in rigidità ma non credo che 

monterai questa bici per girare in pista

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SR flange basse raggiati in terza con saldature.

Cerchi Montreal 76 Campagnolo oppure Fir Sirius neri

cioè mozzi ant e post a flange basse?

 

 

Io direi di sì. Ovviamente perderesti in rigidità ma non credo che 

monterai questa bici per girare in pista

 

Ci girerei in giorni speciali per strada ed ho già montato i mozzi super record classici flange grandi forate per quelle occasioni ma ci vorrei girare in pista quando ne ho la possibilità (raramente visto che a Roma il Velodromo proggettato anche dal mio BisNonno lo hanno fatto saltare con l'esplosivo)

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SR flange basse raggiati in terza con saldature.

Cerchi Montreal 76 Campagnolo oppure Fir Sirius neri

cioè mozzi ant e post a flange basse?

 

 

Io direi di sì. Ovviamente perderesti in rigidità ma non credo che 

monterai questa bici per girare in pista

 

Ci girerei in giorni speciali per strada ed ho già montato i mozzi super record classici flange grandi forate per quelle occasioni ma ci vorrei girare in pista quando ne ho la possibilità (raramente visto che a Roma il Velodromo proggettato anche dal mio Bis Nonno lo hanno fatto saltare con l'esplosivo)

 

Per chi se lo era perso copio stralcio da altra discussione

 

COME PROMESSO:

 

 

Il mio Bisnonno è nel suo campo un genio non perchè lo dico io ma perchè i suoi progetti sono considerati di interesse storico dal 2007. E forse non sarà un ciclista ma qualcosa per il ciclismo su pista in Italia l'ha evidentemente fatto (e non solo per il ciclismo):

 

 

DAGOBERTO ORTENSI

Nato a Jesi il 12 marzo del 1902, nel 1927 Dagoberto Ortensi si trasferì a Roma, dove si era laureato due anni prima. Ingegnere e architetto specializzato nel settore degli impianti per lo sport, collaborò alla progettazione dello stadio comunale di Torino, inaugurato nel 1933, e dello stadio San Paolo di Napoli.

Verso la metà degli anni Trenta gli venne affidato l’incarico di realizzare il progetto definitivo per la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche: Ortensi si occupò dell’impostazione architettonica, della decorazione e dell’arredo degli ambienti; l’edificio, articolato su sei piani, venne inaugurato nel novembre del 1937.

In quello stesso anno iniziavano a Jesi i lavori di risanamento del rione San Pietro, secondo il Piano Regolatore Generale elaborato nel 1934 dallo stesso Ortensi. Il Piano prevedeva il diradamento e la bonifica delle singole case, con demolizione di quelle che “per condizioni igieniche o statiche” si presentavano “meno suscettibili di miglioramento”. Le demolizioni previste dal progetto erano “numerose e di forte entità, ma indispensabili per migliorare la viabilità, per creare larghi spazi e zone verdi”, di cui il quartiere avrebbe tratto “immensi vantaggi”.

Piazza Baccio Pontelli, circondata su due lati dalle mura orientali con camminamenti panoramici che girano attorno all’imponente Torrione angolare di Mezzogiorno, è il risultato più evidente di quei lavori, eseguiti dal 1937 al 1940.

Dopo la guerra, nel 1948 fu selezionato al concorso preolimpico per un progetto per uno stadio di centomila spettatori. Ammesso al concorso d’arte della XIV Olimpiade, tenutosi al Victoria and Albert Museum di Londra, gli venne conferito il diploma di merito tra i partecipanti di quaranta nazioni. Nel 1954 vinse, in collaborazione, il concorso per il progetto del Velodromo olimpico di Roma, inaugurato nel novembre del 1958. Sul finire degli anni Cinquanta, con gli architetti Gaetano Minnucci e Sergio Bonamico, redasse il Piano Regolatore Generale del Comune di Jesi. Nel 1969, insieme all’ingegnere Riccardo Morandi ed altri, progettò il Palazzo dello Sport di Milano.

Professore incaricato al biennio di ingegneria dell’Università dell’Aquila, ricoprì importanti incarichi: membro della commissione nazionale dell’Unesco per la cultura, presidente della Commissione per le costruzioni sportive dell’Unione Internazionale Architetti, membro del Consiglio esecutivo del Centro studi impianti sportivi del Coni.

Autore di varie opere tecniche tra le quali Costruzioni rurali in Italia, Case per il popolo, Impianti sportivi e attrezzature, Civiltà sportiva, Velodrome en plein air; Lo studio sugli impianti sportivi del Lazio e Gli impianti sportivi di base. Tra le sue pubblicazioni, anche gli studi planimetrici di un grande complesso sportivo destinato alla gioventù di Damasco.

Pubblicò numerosi articoli su riviste specializzate. “Particolarmente efficace nell'esporre, sintetizzandole, le proprie opinioni e idee originali sui temi di cui era esperto (spazi architettonici, verde attivo, impianti di base per una civiltà a misura d’uomo, per lo sport servizio sociale, i centri polivalenti ricreativo-culturali, la tutela dell’ambiente), portava le sue elaborazioni e progetti originali affinché in molti divenissero gli animatori dei libero associazionismo e di nuove idee per la costruzione, dal basso, di una società più giusta e più umana”.

Nel 1971 fu tra i soci fondatori dell’Archeoclub d’Italia. Morì a Roma l’11 agosto del 1975.

 

 

 

Ortensi Dagoberto

Jesi (Ancona) 1902 mar 16 - Roma 1975 ago 11

Ingegnere

Intestazioni:

Ortensi, Dagoberto, ingegnere, (Jesi 1902 - Roma 1975), SIUSA

Dagoberto Ortensi si laureò nel 1925 in Ingegneria presso il Politecnico di Torino. Nel 1931 partecipò al concorso mondiale per il teatro di Charkow e, nello stesso anno, fu presente alla seconda mostra di architettura razionale.

Gli anni Trenta lo videro tra i protagonisti dell'architettura e dell'urbanistica per la partecipazione ai più importanti concorsi nazionali (tra i tanti: il concorso per il palazzo del Littorio a Roma, per la sistemazione della via Roma a Torino, per il palazzo della civiltà italiana all'EUR). Nel 1932 progettò lo stadio Mussolini a Torino e fu invitato dal Comune di Milano a realizzare diversi progetti per la costruzione della "casa minima". Nel maggio del 1942 conseguì la libera docenza di architettura tecnica nell'Università degli studi di Roma, mentre nel dopoguerra la sua attività fu rivolta essenzialmente alla progettazione di impianti sportivi in tutta Italia (stadi, piscine). La sua opera principale è il velodromo costruito nel 1960 per le Olimpiadi di Roma, l'anno successivo venne nominato professore di disegno presso la facoltà di ingegneria dell'Università dell'Aquila.

 

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