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biciclette fantasma di Berlino

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Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza” disse una volta H. G. Wells, il grandissimo scrittore britannico autore di libri come La macchina del tempo e L’uomo invisibile. Ed è così, la bicicletta è il mezzo di locomozione che più di ogni altro ormai indica il grado di civiltà di una società: zero inquinamento per l’ambiente e salute e senso di libertà (che serve per la mente) per chi ci sale sopra. Del resto, come scrisse Didier Tronchet, in Piccolo trattato di ciclosofia, “nessuna invasione è stata fatta in bicicletta”. Tante dolci premesse per dire che purtroppo in bicicletta ci si muore anche. Il più delle volte accade a causa della guida sconsiderevole di chi sta al volante di auto, moto o camion, altre volte è semplice sfortuna, una placca di ghiaccio, una buca o una combinazione di tragici eventi, raramente è colpa del ciclista, anche se ogni tanto accade anche questo.

ghost-bike-225x300.jpgCi sono angoli della città particolarmente pericolosi, ed è per questa ragione che nel 2009 la sezione berlinese dell’Allgemeiner Deutscher Fahrrad-Club e. V., un’associazione di amanti delle due ruote a pedali, ha deciso di sposare l’iniziativa “Ghost Bikes” e di apporre una bicicletta completamente bianca in tutti quegli angoli cittadini in cui è morto qualcuno pedalando. Assieme alla due ruote , sul vicino palo, c’è normalmente affissa anche una piccola placca o foglio plastificato che ricorda la vittima. Purtroppo ce ne sono molte a Berlino, questa ad esempio è una mappa delle bici messe nel 2011. Io mi ritrovo a vedere sempre le stesse due ogni volta che torno a casa (in bici) passando per Holzmarkstrasse (una sta all’angolo con Lichtenbergerstrasse, subito dopo il Jannovitzbruecke, l’altra davanti ad Ostbahnhof). A Berlino nel 2011 sono state undici i morti in bicicletta, e se conoscete Berlino non vi stupirà sapere che una di questi incidenti abbia avuto luogo su Leipziger Strasse, strada a due passi da Potsdamer Platz senza alcuna pista ciclabile o marciapiede percorribile nonostante sia una zona dal grande traffico…

Quella delle Ghost Bikes (Geisterfahrrad in tedesco) è un modo di commemorare la vittima e protestare e avvertire della pericolosità dell’incrocio nato nell’ottobre del 2003 a St.Louis nel Missouri. Da allora tanti altri circoli di ciclisti di altre città del mondo hanno aderito, persino l’Italia con tre progetti, (purtroppo dal successo molto limitato) uno a Roma, uno a Torino e uno in Puglia. Si tratta di un modo artistico e di grande effetto per dire qualcosa, ma non basta. E così il prossimo 22 settembre, ultimo giorno della settimana della mobilità indetta dell’Unione Europea, a Berlino come in molte altre città europee, avrà luogo un grande corteo di ciclisti pronti a sollecitare maggiori attenzioni alla loro situazione. La dimostrazione di Berlino partirà alle 14 davanti alla Porta di Brandeburgo e dopo aver girato per il Tiergarten, si ritroverà sempre a Platz des 18 Maerz alle 17. In una città perfetta fatta di mezzi pubblici e percorsi per le biciclette nessuno utilizzerebbe l’auto. Non basterebbe a portare a zero i decessi sulle due ruote, ma quasi. Perché non provarci?

La frase del post

Il paradiso in terra non esiste, ma chi va in bicicletta ci arriverà comunque.

Mauro Parrini, A mani alzate, 2009

fonte: Zingarate.com

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Bella iniziativa.

non so a Berlino qui a Melbourne purtroppo pero' dopo non molto le rimuovono...

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anche a ferrara ne abbiamo una.. in zona stazione ferroviaria... pero' credo sia un iniziativa scaturita dagli amici/famigliari del ragazzo...

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io abito a Berlino, e mi viene un tuffo al cuore ogni volta che le vedo. Anche perchè - pur essendo la situazione molto più civile che in Italia - tutti parcheggiano in curva togliendo visuale, parcheggiano sugli ultimi metri di ciclabile prima dell'incrocio stringendoti fra le auto, ti aprono la portiera nei denti, stanno in doppia fila e ripartono di scatto, svoltano senza mettere la freccia. E soprattutto, se ti incazzi ti fanno una scena della madonna.

Secondo me l'umanità ha ancora molto, ma molto da crescere.

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