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Dane

Follie mondiali.....

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Giornata di Mondiali, gara folle, fuori da qualsiasi canone ciclistico. Unica gara del circuito, assieme alle Olimpiadi, che si corre non a squadre ma a nazionali. Questa caratteristica, inconcepibile in uno sport in cui le vittorie sono individuali ma determinate dal quotidiano lavoro di squadra, è destinata a creare situazioni imbarazzanti e forzature relazionali. Gente abituata a costruire le vittorie gomito a gomito separata di colpo per ordine della maglia nazionale, rivalità ingoiate a fatica per servir la ragion di Stato, nemici giurati costretti a collaborare malvolentieri per questioni di bandiera.

Ma non c'è regolamento che possa imbavagliare l'animo umano, tantomeno in uno sport visceralmente passionale come il ciclismo, in cui sono spesso i neuroni a spingere fibre muscolari che hanno alzato bandiera bianca da tempo e in cui è spesso il cervello a metter museruola e guinzaglio a tonici garretti. Di qui un'antologia di aneddoti da far rotolar dalle risate o trapiantare il fegato a seconda dei punti di vista, con casi illuminanti di protagonisti italiani e belgi, sciaguratamente bravi nello sprecare occasioni su occasioni, lucidamente folli nel dividersi in contrade. Due esempi italiani (assieme ad una piccola appendice al primo che spieghi lo scenario di alleanze incrociate trans-nazionali) li raccontiamo qui; due esempi a distanza di decenni, a dimostrare un malcostume che per mezzo secolo causerà notti insonni ai CT dello Stivale. Gli esempi belgi (che come gli omonimi barbari di un millennio prima devasteranno mezzo mappamondo (ciclistico) grazie alla dea Pedivellea che con compiaciuto sadismo li spargerà come fossero shangai sul tavolo delle competizioni a due ruote) che raggiungeranno il picco con la rivalità De Vlaeminck-Maertens (zingaro luciferino il primo che non sedurrà mai l'Iride per i boicottaggi dei compagni, generoso teutonico il secondo che vincerà due mappamondi d'oro ma ne sbriciolerà il doppio per i medesimi motivi) li racconteremo un'altra volta.

1948, fine agosto, mondiale di Valkenburg, la rivalità Coppi-Bartali tiene banco e rientra nel novero di quelle rivalità mitiche che diventano leggenda: Girardengo e Pellissier, Mohamed Alì e Foreman, Daitarn III e DonZauker. Rivalità atipica però, perchè rivalità tra due amici veri, il gregario che arriva superare il capitano senza mai perderne la stima e l'amicizia. La rivalità però fa bene, agli affari (Orio Vergani scriverà che "la rivalità era una grande macchina di interessi finanziari"), al movimento ciclistico, agli sponsor, ai giornali, alle tasche dei due campioni ed al paese in ricostruzione perchè come scrive Dino Buzzati "i tifosi hanno dimenticato tutto, chi sono, il lavoro, le malattie, i lussi, le cambiali, tutto tranne il fatto che Coppi è in testa e Bartali lo rincorre..." Così la rivalità va alimentata, magari da frasi spocchiose tipo "quello per vincere dovrà passare sul mio cadavere" senza per questo rovinar l'amicizia: è a Bartali che Coppi mostrerà la prima foto del primo figlio, è Coppi che Bartali indicherà come "il più fraterno della decina scarsa di veri amici ch'io abbia..."

Però la spensieratezza per restare tale ha bisogno del benessere, e questo è dato da vittorie e relativi premi. E' il '48 e Bartali viene dalla vittoria del Tour, più importante vittoria italiana dai Mondiali di calcio di 10 anni prima, la Legnano ha avuto un'impennata delle vendite mentre la Bianchi di Coppi è innervosita col giovane capitano che ha scelto scioccamente di non correre quel Tour e che arriva al Mondiale agostano senza vittorie dal lontano mese di marzo. Una vittoria di Bartali significherebbe l'assoluta affermazione del Ginettaccio, un risultato di Coppi rappresenterebbe un freno al dominio del toscano. E siccome la fortuna è cieca ma il destino non ci vede certo meno della sfiga, ci si mettono gli organizzatori a decidere che da quell'anno il Mondiale si correrà per nazionali e non a squadre (medesima scelta verrà fatta anche al Tour de France): Coppi e Bartali capitani nella stessa squadra. Pedivellea, musa della bicicletta, non avrebbe saputo far di meglio nel prendersi gioco del ciclismo italico.

Cosicchè la gara finisce nel nulla, con Coppi e Bartali che si marcano a uomo per tutta la gara senza accorgersi che il resto del gruppo va a vincere. Non si fanno dispetti, non ci sono boicottaggi, semplicemente guardano il rivale invece che il resto della corsa e non si accorgono che ad un certo punto la corsa finisce (vincerà Alberic "Briek" Schotte, meraviglioso pistard belga che su strada bisserà l'Iride nel 1950 e darà spettacolo per un decennio in tutte le classiche del nord). Un lungo, ininterrotto corteo, come due amici in Critical Mass, con gli occhi che si dicono "dove vai tu vengo anch'io", sebbene con più classe e genuinità sportiva di quella che il Mammasantissima Yankee avrà mezzo secolo dopo nei confronti di Simeoni.

La pagliacciata indignerà l'opinione pubblica, anche e soprattutto per colpa dell'ipocrita Federazione Italiana che pensando di vincere a mani basse il Mondiale avendo in squadra i due più forti del lotto si troverà a non aver fatto nulla per dirigere la squadra e poi avrà pure la faccia tosta di squalificare i due litiganti per "eccesso di controllo reciproco" (!!!). L'episodio non rovinerà l'amicizia tra i due ma segnerà il rapporto, soprattutto in gara: da quel momento nessuno si fiderà più dell'altro in ambito agonistico, rivelando il lato oscuro della sfida tra i due amici-rivali.

Appendice: L'anno successivo (a Copenaghen!...) Bartali verrà gentilmente invitato a non rispondere alla convocazione (e chiuderà la carriera senza vince mai il Mondiale), per puntare tutto su Coppi reduce da una stagione fantastica. L'Airone di Castellania si troverà a correre contro tutti (il fenomeno che stava dominando il circo aveva tanti amici ma fomentava fisiologicamente tante inimicizie) però, e su un percorso anonimo, tutto in piano, arrivò terzo.

Si trovò infatti in fuga col velocista (e pistard) belga Rik Van Steenbergen e lo svizzero Ferdi Kubler, divisi dalla diversa maglia della nazionale ma uniti dal medesimo manager: il belga Van Boggenhout, rivale e nemico di Andrè Mouton (ras francese dei criterium e delle riunioni su pista che rese ricco Coppi coi propri ingaggi, grande amico dello Zambrini patron della Bianchi), il quale minacciò i propri assistiti di ridurre i loro ingaggi in caso di una ennesima vittoria di Coppi. Così uno svizzero decise di fare da gregario ad un belga e tirargli la volata, per la rabbia di un Coppi che, da passista atipico con progressione in salita da scalatore, maledirà per sempre il percorso piatto ("...mi sarebbe bastato un cavalcavia..."), tanto che Brera chioserà: "Le aquile non volano sulle aie..."

Frase forse un po' pretestuosa da parte di Coppi, l'amarezza della volpe con l'uva, di certo un eloquente esempio della follia Mondiale....

Mondiale 1981, il grande ciclismo sfrutta il rompighiaccio Colnago (che da 2 anni rifornisce le nazionali comuniste di Russia e Cina) e va oltre la cortina di ferro per approdare a Praga, città magica e romantica come ogni teatro ciclistico che si rispetti. E' la nazionale italiana di Moser e Saronni e dei relativi clan, con tutto il corollario di dispetti incrociati fino ai tentativi di avvelenamento. La pedivella azzurra comunque è forte a prescindere dai due capi-clan, pochi cazzi, e lo dimostra quando all'ultimo giro monopolizza la fuga del gruppo di testa: oltre ai due rivali ci sono Gavazzi, Panizza, Masciarelli, Contini, Battaglin e Baronchelli (il più grande spreco della storia del ciclismo italiano). Ma ogni squadra che si rispetti deve avere due stranieri (la Federcalcio ha appena aperto al primo ma aprirà al secondo con la vittoria del Mundial 82) e quindi qui ci sono l'highlander Robert Millar e il mangialumache Hinault. Il fuoriclasse francese è al top della carriera, campione del mondo in carica e reduce dal terzo Tour vinto, forse il miglior sfregaselle del globo in quel momento. A riprova di ciò il fatto che si trovi nel gruppo in fuga per aver recuperato 2 minuti (DUE MINUTI!!!) da solo (DA SOLO!!!...) ai fuggitivi citati, con una sparata personale che verrà annebbiata nei nostri occhi solo dal Cancellara di Pechino.

Schermaglie assortite, scatti e controscatti, cuciture e cuciture doppie come nei blue-jeans, ad un certo punto il fuoriclasse mancato Baronchelli, compagno di Moser nella Fam-Cucine, campione del mondo di sfiga (perchè Hinault è campione del mondo in carica, ma lui arrivò secondo per un salto di catena...), azzecca la fuga giusta senza che nessuno riesca a ricucire. Nessuno a parte lo scozzese Millar, che però è uno scalatore e quindi, per quanto Baronchelli non sia uno sprinter puro, non ha speranze di far suonar le cornamuse sul podio.

A quel punto la gara è impacchettata e il CT Martini si avvia verso la cassa, quando va in scena uno dei più folli cabaret tattici mai osservati. Il gruppo azzurro infatti a quel punto dovrebbe narcotizzare la gara lasciando che Baronchelli vada a finire i resti dello stravolto Millar, ma non è così perchè ad un certo punto Panizza (compagno di Saronni alla Gis) guida il gruppo che parte per ricucire la fuga: se dico che tu non devi vincere intendo dire che non deve vincere nemmeno tuo figlio, tuo cognato, il tuo salumiere, tantomeno il tuo gregario. Infermieri e psichiatri già si preparano ad accogliere il gruppo all'arrivo ma ancora non sanno che quello che vedranno di lì a poco li farà desistere da ogni tentativo di cura.

Perchè da quel momento in poi, al di là di un tentativo di fuga di Millar (che non ne ha quasi più e che da grimpeur sa che arrivando in gruppo lui finirebbe nella vasca dei piranhas...) rintuzzato dal sarto Panizza, si assisterà uno stucchevole balletto di scatti e cuciture reciproche da parte dei rappresentanti dei due clan. Volevate il maggioritario?! Eccovelo!

Mentre Hinault osserva perplesso la scenetta guardandosi attorno per scovare dove si nasconde la cinepresa di Candid Camera, la Moser Posse fa finta di non capire quale dovrebbe essere il piano ordinato dal CT Martini in primis ma soprattutto dalle caratteristiche e dalle gerarchie dei puledri in gara: trenone italiano al servizio di Saronni. A mezzo chilometro dall'arrivo in testa c'è il moseriano Baronchelli, ma l'incedere della sua Bianchi è così poco convinto che da lontano qualcuno pensa stia correndo su una Umberto Dei a bacchetta. Non sappiamo se Saronni abbia capito il boicottaggio oppure si sia semplicemente innervosito, sta di fatto che ad un certo punto saluta tutti e se ne va.

Siamo tutti esperti del giorno dopo, quindi oggi possiamo dire che partì troppo presto, sta di fatto che la vittoria (l'ultima in carriera) va a quel vecchio filibustiere di Maertens che già aveva affondato il galeone di Moser al mondiale in Sardegna. Hinault, con quel recupero di 2 minuti, esattamente come il Cancellara di Pechino, coglierà il bronzo che farà da copertina alla gara da tramandare ai posteri. Saronni finirà secondo, in attesa della famosissima "fucilata" che ucciderà tutti l'anno successivo.

Nel mentre, però, al plotone azzurro il colpo resterà in canna, sebbene sul momento il CT Martini a qualcuno avrebbe sparato volentieri...

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Grandissimo Dane!!!

Sei il Buzzati de noantri !

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Bravo Dane,pezzo pesante che fruga e trova ancora rancore e rabbia,per chi quella domenica era tavanti alla tv. Per un mondiale perso e un televisore rotto da mio nonno.Sul ciclismo in casa non si scherzava..

Si abitava sul Turchino,l'edizione successiva della Milano-Sanremo vidi il ritiro di Saronni e Didi Thurau davanti a me sotto una grandinata spaventosa.Il mezzo per raccogliere i ritirati era attardato,mio nonno prese Thurau sotto braccio e lo porto' in casa,Saronni resto' fuori,"..lascialo fuori quel succhia ruote".Sul ciclismo non si scherza..

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@All: allora, chi vince?!...Boasson Hagen?! Sagan?! Per l'Italia c'è Bennati ma io mi giocherei Modolo....

@Gipiemme: bèh, succhiaruote detto a Saronni è molto moseriano...

@Lelefix, non scomodiamo gli Dei er paragoni irriverenti... :-D

@Alan: sì, sì....fantastico qua, complimenti là, intanto mi sa che ho scritto una minchiata.....non son più sicuro che la Colnago abbia iniziato nel 79 a fornire Cina e Urss..... :-P

Non riesco a trovare documentazione e Lanerossi non c'è mai quando serve...... :-D

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Non ci posso credere.....complimenti al vincitore ma gli altri tutti polli.......d'altra parte su un percorso così cretino.....

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CANNONBALL.....!!!!!! Dane..ma hai visto corridoio che gli hanno lasciato a dx..!!!

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CANNONBALL.....!!!!!! Dane..ma hai visto corridoio che gli hanno lasciato a dx..!!!

Guarda, lascia perdere.....persino i commentatori di Eurosport lo davano fuori dal podio a mezzo chilometro dall'arrivo......adesso tutti a dire "grande Cavendish, era il favorito", in realtà s'è salvato per una volata in cui gli avversari si son mossi a cazzo.....poi se ti lasciano quel corridoio allora puoi essere anche 50° a 200 metri dall'arrivo che riesci a vincere.....cioè, Cavendish è il favorito e gli lasci quel corridoio?! Cazzo, ma solo Bettini e Cancellara avevano sempre tutti contro?!...

p.s.: nessun commento sugli italiani, spariti e intruppati nel momento decisivo.....

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Comunque non si può vedere un percorso così cretino nel 2011......a sto punto fai una Criterium, la fai più corta e ci fai vedere subito la volata......7 ore di corteo con fagiolata finale, ma che cazzo vuol dire?!.....d'altra parte s'era già visto ieri nella corsa rosa......per carità il modo in cui è stata pilotata la Bronzini è da manuale andrebbe fatto studiare a ds a giovani corridori, ma la Vos è Merckx in gonnella (per quanto il team orange sia stato un po' sprovveduto dopo il gran lavoro fatto). E il fatto che ieri abbia vinto la Bronzini, davanti alla fuoriclasse orange, Teutenberg e Cooke, è una fotografia perfetta dell'inconsistenza tecnica della kermesse.

La due volte iridata (sic) non ha mai vinto una classica in carriera, a cinque chilometri dal traguardo, in plotone, c'era ancora una thailandese (!!!)...

p.s.: faceva effetto la faccia della Vos all'arrivo e sul podio(5 secondi posti consecutivi al modiale sono qualcosa oltre l'assurdo)...

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Se Greipel non si fosse dovuto fermare a fare pipi ai 350m avrebbe vinto..

Vero Dane,molto Moseriano ma erano anni di piombo anche per il ciclismo italiano,dovevi decidere da che parte stare.

Ribadisco,grande pezzo!

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