guido

Ciclismo, razzismo & Co.

61 posts in this topic

ciao cari,

vorrei discutere con voi di un argomento abbastanza spinoso quale il razzismo nel ciclismo. Se siete convinti che non vi sia razzismo nel ciclismo vi prego di non prendere parte a questa discussione e con questo non voglio fare il solito finto intellettuale che non accetta posizioni diverse dalle sue semplicemente mi sono stancato di sentire ripetere sempre le stesse cose partendo da "non sono razzista sono loro che non vogliono andare in bici" fino ad arrivare a robe più agghiaccianti tipo "le persone di colore hanno le ossa più pesanti quindi non sono fatte per andare in bicicletta". 

se invece, come me siete convinti che qualcosa non quadri, allora vorrei sentire la vostra opinione. La mia al momento è sparsa e confusa. Parto dal fatto che negli Stati Uniti hanno tutta un'altra dinamica quindi, per ora, li lascerei da parte. Ma in europa e in italia cosa si fa? perché il professionismo conta cosi pochi atleti di colore o comunque non cauacasici? Perché secondo voi anche nel nostro mondo (ciclismo urbano, fisse, gravel, bickepacking) la diversità ancora non si vede? a me viene in mente solo una cosa al momento: ciclismo = soldi + tempo e di solito se hai i primi puoi anche crearti il secondo, quindi in una società come quella italiana dove le minoranze fanno fatica a campare non credo che il ciclismo sia per loro una priorità.

e qua subentra un'altra questione, quella dell'inclusione. Conoscete qualcuno che stia facendo qualcosa di concreto per portare questo sport alle persone con meno possibilità economiche? c'è qualche azienda (italiana) che, oltre ad usare un modello di colore per la propria campagna pubblicitaria o postare un riquadro nero su insta, stia facendo qualcosa di tangibile? io lo sto cercando da un po', ma senza risultati.

tornando al punto di cui accennavo sopra, ovvero che negli USA sono ad un altro livello, vi linko il progetto della TREK chiamato ALL IN 

questo è quanto, spero possa nascere una discussione costruttiva ed edificante.

Edited by guido (see edit history)
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per quanto riguarda l'italia c'è una netta distinzione tra le regioni,il solito nord in cui la bici è mediamente diffusa, centro e sud in cui non lo è....io essendo di roma vedo poca gente in giro in bici, sia bianca che nera.

ci sono molti stranieri, e molti meno figli di stranieri, quindi persone che sono cresciute in nazioni dove la bici non è diffusa, di conseguenza non hanno la mentalità della bici, che è lo stesso discorso del centro e sud italia.

riguarda il fatto di avere soldi e tempo, e che i due sono collegati è vero, ma per esempio è pieno di filippini che nonostante stipendi modesti, spendono tanto per le bici, com'è vero che molti stranieri che lavorano tutti i giorni o quasi, non hanno tempo da dedicare alla bici, quindi non farlo in una squadra che richiede un allenamento costante.

per quanto riguarda progetti per includerli potresti sentire salvaciclisti, non loro, ma dei loro membri, hanno avuto a che fare con progetti di inclusione tramite la bici, se mi contatti su facebook ti potrei anche girare un contatto.prima chiedo

 

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Giusto @guido, spinoso ma interessante. Il fatto, secondo me, è che lo sport è un passatempo e condivido il tuo spunto sull’economia: se i ragazzini delle case popolari o della periferia al massimo potevano e possono permettersi di giocare a calcio al campetto, come possono anche solo sognare di andare in bici, quando una bici da supermercato o usata costa come dieci o quindici palloni? E i genitori? Altro paragone, non ci sono nel ciclismo gli osservatori del calcio che ti scovano il nuovo Messi nel campetto, al massimo c’è l’anziano che ti sottolinea: “te, c’hai una bella pedalata, te!”. Ma mica ti offre un posto in squadra. Ultimo spunto: spesso incrocio, sull’argine del Po, che è il posto più frequentato da ciclisti più o meno veloci della zona, una ragazza piccolina nera come la notte che corre come un passista in bdc. Non saluta mai, ma magari è solo più antisociale di me. E un altro ragazzo invece si fa 45km due-tre volte la settimana con una mtb btwin, c’ho scambiato due chiacchiere quando forò e cercai, invano, di dargli una mano: non parlava bene l’italiano, ma mi piacque la sua integrazione ciclistica, ci teneva a tenersi in forma, bel personaggio raro.

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3 minuti fa, TheSnatch ha scritto:

è pieno di filippini che nonostante stipendi modesti, spendono tanto per le bici,

vero, questo è un esempio che calza. anche a milano ci sono gruppi di "filippini" (il politically correct lo lasciamo da parte) appassionati di bici sia da strada che fisse. Però è come se vivessero in un universo ciclistico parallelo, sempre in gruppo insieme gli adulti, mai visti a nessun evento "urbano" i giovani, se non come spettatori alle RH. Eppure le bici fighe ce le hanno e le gambe pure.

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4 minuti fa, guido ha scritto:

vero, questo è un esempio che calza. anche a milano ci sono gruppi di "filippini" (il politically correct lo lasciamo da parte) appassionati di bici sia da strada che fisse. Però è come se vivessero in un universo ciclistico parallelo, sempre in gruppo insieme gli adulti, mai visti a nessun evento "urbano" i giovani, se non come spettatori alle RH. Eppure le bici fighe ce le hanno e le gambe pure.

Ecco, quelli ci sono anche a Fe e famiglie intere in bici, è vero! Bellissimi pre-Covid, padri, madri, ragazzini, tutti in bici a sera a farsi il giro in piazza (Filippini per davvero, uno mi viveva nell’appartamento del piano di sotto e dovevamo giocare a tetris per le bici nel sottoscala), da invidiare.

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3 minuti fa, filixeo ha scritto:

Giusto @guido, spinoso ma interessante. Il fatto, secondo me, è che lo sport è un passatempo e condivido il tuo spunto sull’economia: se i ragazzini delle case popolari o della periferia al massimo potevano e possono permettersi di giocare a calcio al campetto, come possono anche solo sognare di andare in bici, quando una bici da supermercato o usata costa come dieci o quindici palloni?

esatto. non potevi esprimere il concetto in maniera migliore. Esempi di ciclisti venuti dal basso ce ne sono ma diventano sempre meno, penso a Bernal che è venuto fuori da un contesto modesto con talento e forse anche un po' di fortuna, ce ne sono anche degli altri ma si contano sulle dita di una mano

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39 minuti fa, guido ha scritto:

ciao cari,

vorrei discutere con voi di un argomento abbastanza spinoso quale il razzismo nel ciclismo. Se siete convinti che non vi sia razzismo nel ciclismo vi prego di non prendere parte a questa discussione e con questo non voglio fare il solito finto intellettuale che non accetta posizioni diverse dalle sue semplicemente mi sono stancato di sentire ripetere sempre le stesse cose partendo da "non sono razzista sono loro che non vogliono andare in bici" fino ad arrivare a robe più agghiaccianti tipo "le persone di colore hanno le ossa più pesanti quindi non sono fatte per andare in bicicletta". 

se invece, come me siete convinti che qualcosa non quadri, allora vorrei sentire la vostra opinione. La mia al momento è sparsa e confusa. Parto dal fatto che negli Stati Uniti hanno tutta un'altra dinamica quindi, per ora, li lascerei da parte. Ma in europa e in italia cosa si fa? perché il professionismo conta cosi pochi atleti di colore o comunque non cauacasici? Perché secondo voi anche nel nostro mondo (ciclismo urbano, fisse, gravel, bickepacking) la diversità ancora non si vede? a me viene in mente solo una cosa al momento: ciclismo = soldi + tempo e di solito se hai i primi puoi anche crearti il secondo, quindi in una società come quella italiana dove le minoranze fanno fatica a campare non credo che il ciclismo sia per loro una priorità.

e qua subentra un'altra questione, quella dell'inclusione. Conoscete qualcuno che stia facendo qualcosa di concreto per portare questo sport alle persone con meno possibilità economiche? c'è qualche azienda (italiana) che, oltre ad usare un modello di colore per la propria campagna pubblicitaria o postare un riquadro nero su insta, stia facendo qualcosa di tangibile? io lo sto cercando da un po', ma senza risultati.

tornando al punto di cui accennavo sopra, ovvero che negli USA sono ad un altro livello, vi linko il progetto della TREK chiamato ALL IN 

questo è quanto, spero possa nascere una discussione costruttiva ed edificante.

Spunto interessante.

In italia siamo calcio dipendenti, per cui nella cultura di massa il calcio è più accessibile. un pallone per tirare 4 calci non costa di certo come la più cagosa delle bici fixie. 
Quindi il ciclismo è visto come uno sport elitario, per pochi e per chi se lo può permettere.
Io stesso che sto bene e ho tutto, faccio fatica a voler spendere 2k€ per una bici.

Gli "immigrati", pochi di loro ce l'hanno fatta. Le persone di "colore", i "Mario Balotelli" spesso provengono cmq da famiglie italiane. Quindi la gente che sta qui, vive in maniera precaria e al massimo del ciclismo che si possono aspirare è quello del rider, per la soppravvivenza.

Poi negli States, sono molto attenti a sta cosa dell'inclusione, e a volte secondo me anche in maniera esagerata.
Basta a pensare al movimento black lives matter portato per assurdo all'estremo, facendo cambiare nomi a squadre storiche, loghi di aziende, ecc... E cmq li le comunita afro, ispaniche, ecc sono molto grandi e hanno voce.

 

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25 minuti fa, filixeo ha scritto:

Giusto @guido, spinoso ma interessante. Il fatto, secondo me, è che lo sport è un passatempo e condivido il tuo spunto sull’economia: se i ragazzini delle case popolari o della periferia al massimo potevano e possono permettersi di giocare a calcio al campetto, come possono anche solo sognare di andare in bici, quando una bici da supermercato o usata costa come dieci o quindici palloni? E i genitori? Altro paragone, non ci sono nel ciclismo gli osservatori del calcio che ti scovano il nuovo Messi nel campetto, al massimo c’è l’anziano che ti sottolinea: “te, c’hai una bella pedalata, te!”. Ma mica ti offre un posto in squadra. Ultimo spunto: spesso incrocio, sull’argine del Po, che è il posto più frequentato da ciclisti più o meno veloci della zona, una ragazza piccolina nera come la notte che corre come un passista in bdc. Non saluta mai, ma magari è solo più antisociale di me. E un altro ragazzo invece si fa 45km due-tre volte la settimana con una mtb btwin, c’ho scambiato due chiacchiere quando forò e cercai, invano, di dargli una mano: non parlava bene l’italiano, ma mi piacque la sua integrazione ciclistica, ci teneva a tenersi in forma, bel personaggio raro.

mi hai preceduto e hai detto esattamente quello che penso

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Il ciclismo, come lo sci, è uno sport costoso. Non ci sono cazzi. Costa soldi e costa tempo.

Se sei poco abbiente spesso sei anche sfruttato, quindi per guadagnare uno stipendio dignitoso devi lavorare tante ore e fare lavori del cazzo che nessuno vorrebbe fare o che nessuno spererebbe per i propri figli. Arrivi a sera che la bici con la quale devi rientrare a casa la taglieresti con il flessibile (perchè la macchina non te la puoi permettere e la zona non è servita da mezzi pubblici). In inverno con freddo e nebbia, in estate con caldo e afa. La pioggia è una costante in tutte le stagioni.

Lato pubblicità/marchi potrebbe esserci un fondo di "razzismo". Scrivo "potrebbe" perché non voglio crederci e scrivo "razzismo" virgolettato perché non lo intendo come senso dispregiativo verso il diverso ma come strategia di marketing poiché il ciclista nell' immaginario collettivo è: bianco, magro, abbronzato, ecc ecc. (mi sono spiegato male ma non so come esprimere il concetto)

Non si vedono pubblicità con persone di colore, nani, in sovrappeso.

Concordo anche con @TheSnatch per il discorso cultura/mentalità. Prima del virus ero un' habitué (con scarsi risultati) della piscina, ma anche li sempre e solo persone caucasiche. No indiani, no asiatici, niente di niente. Un costume al decathlon costa dai 2 ai 5 Euro.

 

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Grazie @guido ottimo spunto. 

è una questione di privilegio secondo me. 
Vedo un sacco di persone di colore in bici per spostarsi e per lavorare per i vari deliveroo etc ma non ho mai visto una persona di colore ad una “garetta”. 
Spesso incontravo ragazzi di colore nelle due ciclofficine che frequentavo qui a firenze. Si scambiava due chiacchiere e ho provato, molto debolmente, a invitarli a CM o garette. Ovviamente non ho fatto abbastanza e ci sono dei modi migliori per includere “minoranze” nel mondo della bici DIY. 

Dico DIY mel senso di eventi autogestiti, perche sono gli unici di cui ho esperienza. 
 

sarebbe interessante sapere come è la situazione dei messenger al riguardo

ah, il primo che dice che creare situazioni che favoriscano l’inclusione di minoranze mel nostro mondo è “razzismo all incontrario” lo banno. 

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13 minuti fa, MauroMN88 ha scritto:

Lato pubblicità/marchi potrebbe esserci un fondo di "razzismo". Scrivo "potrebbe" perché non voglio crederci e scrivo "razzismo" virgolettato perché non lo intendo come senso dispregiativo verso il diverso ma come strategia di marketing poiché il ciclista nell' immaginario collettivo è: bianco, magro, abbronzato, ecc ecc. (mi sono spiegato male ma non so come esprimere il concetto)

Non si vedono pubblicità con persone di colore, nani, in sovrappeso.

Concordo anche con @TheSnatch per il discorso cultura/mentalità. Prima del virus ero un' habitué (con scarsi risultati) della piscina, ma anche li sempre e solo persone caucasiche. No indiani, no asiatici, niente di niente. Un costume al decathlon costa dai 2 ai 5 Euro.

 

punto pubblicità: secondo me lo fanno per pulirsi la coscienza e per poter dire, se interpellati, "guardate, noi consideriamo le minoranze!". di sicuro non è una strategia commerciale perché al momento, almeno in italia, non c'è un mercato di riferimento che non sia quello bianco. per non farci mancare un po' di sano cinismo non mi vedo un rider di deliveroo pensare all'ekar campagnolo perché nella campagna pubblicitaria c'è un ragazzo di colore.

Secondo punto: si torna all'inclusione. parafrasando Bahati, ciclista di colore con vari progetti sul tema avviati ed ora anche direttore dell'inclusività o roba del genere per Zwift: "nell'ambiente ciclistico sembrava di stare in una confraternita bianca di universitari". Quello che voglio dire è che per una persona di colore è difficile frequentare posti dove ci sono solo bianchi anche se questi non rappresentano una minaccia ne sono di per se razzisti. E' un concetto un po' difficile da spiegare e anche da capire perché di rado credo sia capitato a qualcuno di noi. Un'esperienza simile io lo provata viaggiando in paesi africani, essere l'unica persona diversa ti mette in uno stato mentale non proprio rilassato e credo che questo possa essere lo stesso per le persone di colore negli sport a predominanza bianca.

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io vivo in posti meno internescional di milano o roma.

Dalle mie parti vedo a correre qualche "non caucasico" (che spesso va come una scheggia), in bici "sportivamente" uno (1, one, nel senso di veramente uno solo) con una btwin da corsa e alcuni gruppi di asiatici con mtb con tendenza gravity.

La cosa che mi fa piacere è che mediamente tutti questi "non caucasici" sono sempre col sorriso quando pedalano e tutti, sottolineo tutti, salutano e ricambiano saluti.

Dopo questo mio contributo poco utile, concordo con le vostre osservazioni.

 

 

Edited by Nekro (see edit history)
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2 ore fa, guido ha scritto:

Conoscete qualcuno che stia facendo qualcosa di concreto per portare questo sport alle persone con meno possibilità economiche?

Team QHUBEKA

Io sono piuttosto pragmatico, se non hai una bici non puoi fare ciclismo, quindi  la prima cosa è dare l'opportunità a tutti di accedere allo strumento. Poi viene il resto...

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evito di riquotare per non fare cose lunghe km.

@guido punto pubblicità: evidentemente mi sono spiegato male, volevo dire esattamente la stessa cosa.

Secondo punto: ecco, è stato difficile per te che permettimi, viaggi e fai esperienze con una certa tranquillità (sia economica, sia di conoscenza delle cose e delle varie realtà). Quando arrivi in Italia come immigrato, magari irregolare, come ti dicevo sei costretto a vivere e lavorare in determinate condizioni. Tutto ti rema contro e spesso per i comodi di qualcuno. Il padre di un mio amico dormiva sui treni quando tornava dai campi. Fai fatica ad inserirti ed a fidarti del prossimo. Ciò magari ti spinge a preoccuparti poi che la stessa cosa non accada a tuo figlio e giusto o no lo escludi tu per primo per proteggerlo. Poi subentra il fatto che per non farlo star male o non creargli disagi perchè sei povero non lo mandi in mezzo agl' altri che a 6 anni hanno già l'Iphone 10x con 6 fotocamere (esiste????) quindi lo fai giocare nel cortile del palazzone dell' aler con il pallone.

Quando poi i 7 giorni della settimana li passi appunto nei campi o in celle frigo sottopagato alla sera non hai cazzi d' integrazione e di tutto il resto. Mastichi pane e rabbia.

Magari con la prossima generazione le cose saranno diverse.

Tra i banchi di scuola magari le differenze tendono ad assottigliarsi, non ci sono i genitori di mezzo, i bambini per quanto cattivi possano essere poi alla fine capiscono e si fanno un'idea di cosa è giusto e sbagliato , devi convivere con tutti. Da li penso parta l' inclusione. A scuola dovrebbero insegnare queste cose penso.

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2 minuti fa, KrudoIntegrale ha scritto:

Team QHUBEKA

Io sono piuttosto pragmatico, se non hai una bici non puoi fare ciclismo, quindi  la prima cosa è dare l'opportunità a tutti di accedere allo strumento. Poi viene il resto...

Mi torna perfettamente

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