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Found 10 results

  1. Aiuto per bici a Gallarate

    Ciao ragazzi, c'è qualcuno che sta nei pressi di Gallarate? dovrei ritirare una bici che ho già pagato ma col venditore non sono riuscito ad organizzare una spedizione e i miei tempi non coincidono coi suoi e ho un po di strada di mezzo, insomma fatico a fare il ritiro... Se qualcuno la ritira per me poi mando un corriere a mie spese o ci si organizza in altro modo. GRAZIE MILLE! :D
  2. Ciao dovrei comprare in questi giorni un telaio che si trova a varese, c'è qualcuno che può aiutarmi effettuando un ritiro? Quel qualcuno in teoria mi piacerebbe scendesse a bolo o ci passasse.. Si lo so sono una scassapalle però boh magari ho una botta di fortuna :D grazie
  3. I manubri italiani

    Ciao ragazzi, prendo spunto da questo post di Simone per aprire questa discussione sui nostri costruttori di manubri. Oltre a nomi noti ci sono nomi sconosciuti ai più come questo Merlini di Milano che io non conoscevo. Vorrei quindi fare un piccolo memo riguardante quella che è stata la nostra produzione industriale e artigianale di manubri, dall'attacco alla piega. I nomi che mi vengono in mente: AMBROSIO (Torino) CINELLI (Firenze - Milano) FIAMME (Milano) 3TTT (Torino) SCHIERANO (Torino) VARESE NANNI ITALMANUBRI COSMOS MODOLO (Treviso mi pare) MERLINI (Milano) Chi ha notizie, info, storie, leggende posti pure qua, grazie!
  4. Ciclista investito, ciclista multato

    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_settembre_24/ciclista-filma-l-auto-che-investe-prende-multa-f236ae30-43f6-11e4-bbc2-282fa2f68a02.shtml a quanto si capisce, aveva un manubrio da crono.. metterci il campanello non è mica semplice ;-)
  5. Ma cazzo!...

    Ma a Varese non si muove nessuno?! Tre richieste d'aiuto tra mail e PM ricevute da ieri, ma che sono, Superman?! Siamo il Comitato Velodromo Vigorelli, non l'Esercito della salvezza ciclistica!... http://www.cyclemagazine.it/cycle/2014/02/sparisce-un-velodromo-varese-e-contenta-cosi/ Sparisce un velodromo, Varese è contenta così C’era una volta un velodromo… Varese l’aveva intitolato a Luigi Ganna, il Luisin di Induno, primo vincitore del Giro d’Italia. Una storia iniziata nel 1935, con l’epoca d’oro tra gli anni Sessanta e Settanta, quando la pista fu ricostruita e predisposta per grandi eventi, come il campionato del mondo del 1971. Un punto di riferimento per generazioni di ciclisti varesini, i “nipoti” di Alfredo Binda. Mille immagini e ricordi, dal record di Pettenella con la sua ora in surplace, al titolo Mondiale del quartetto formato da Borgognoni, Algeri, Morabito e Bazzan. Da Moser a braccia alzate, in maglia iridata, al Chiappucci più felice di sempre, primo nella corsa più amata, la Tre Valli Varesine. Pettenella contro Bianchetto, in surplace al campionato italiano 1968 Pettenella contro Bianchetto, in surplace al campionato italiano 1968 Oggi quel velodromo si ferma: stop, game over. Il Comune di Varese lo chiude, per inagibilità: la pista, lasciata totalmente senza manutenzione, si è deteriorata. E ora tutti allargano le braccia, rassegnati: in un’epoca in cui, in tutto il mondo un velodromo è una struttura vitale per l’attività giovanile, per lo sviluppo e la crescita di un vivaio, in Italia siamo costretti ad alzare bandiera bianca. In tutto il mondo, un velodromo è un tesoro dal punto di vista anche sociale, in Italia è un peso, se disturba sua maestà il calcio. Non è una storia di portata locale, questa: è una vicenda emblematica, tipica italiana. Naturalmente frustrante. Permettetemi di non alzare le braccia, ma di essere giustificatamente infuriato: più che da varesino, da sostenitore del ciclismo. Il "vecchio" Luisin Ganna a cui è intitolato il velodromo di Varese Il “vecchio” Luisin Ganna a cui è intitolato il velodromo di Varese Varese e la sua provincia, che quando conviene diventa “territorio di ciclismo”, soprattutto sulla bocca di politici e autorità ciclistiche, autorità tutte pronte in prima fila a farsi fotografare a ogni premiazione: quando, invece, la questione è più delicata, allora si dice “pazienza” e tutto si risolve con una pacca sulla spalla. Tipica presa per i fondelli italica, questa… Ma a Varese, in quel velodromo, gioca la serie B: ci scusi sua maestà il calcio, se il ciclismo crea disagi. Il calcio chiede spazio, lo chiede da anni: ci provarono già nei primi anni Sessanta, a buttar giù il velodromo. Lo stadio è da rifare, le partite non si vedono abbastanza bene. Se c’è di mezzo il calcio, allora che il ciclismo s’inchini rassegnato. Curioso che a Varese, a tutti vada bene così: la stampa locale parteggia da tempo per tirare giù il velodromo, la città di Varese se ne frega, l’amministrazione non vede l’ora di liquidare la pratica, la Federazione ciclistica pure, salvo poi dirsi dispiaciuta e impotente. Un velodromo nel 2014, a che servirà? In Inghilterra, in Australia, in Francia sono tutti fessi, nell’insistere con il ciclismo su pista, evidentemente. Quella di Varese sarebbe un anello anche “didattico”, nel senso che tecnicamente non è particolarmente insidioso e andrebbe benissimo per l’attività giovanile: in un’epoca, in cui le strade sono una giungla impossibile per i ciclisti, in un’epoca in cui le famiglie impediscono ai figli di fare ciclismo, per paura che finiscano, un giorno, sotto un camion… In quest’epoca, un velodromo sarebbe vitale per un ciclismo che pensa al proprio futuro. L’Italia è il paese dei quaranta velodromi: solo il Giappone ne ha di più, ma per via del keirin, che laggiù è un’attività che genera un’economia dalle scommesse. Quaranta velodromi, ma pochissimi pistard, salvo rare eccezioni: le belle realtà esistono anche da noi, a Montichiari e a Fiorenzuola, per esempio. A Varese, terra di ciclismo e di ciclisti, il velodromo non serve: non è una priorità se la vita della pista e la sua manutenzione erano nelle mani di pochi e instancabili volontari. Volontari che non erano quelli che vedevi a pontificare sul ciclismo in mille occasioni pubbliche, a farsi fotografare accanto ai politici. Sono migliaia i giovani ciclisti che in tanti anni sono passati di lì: e, in quest’epoca in cui si predica il ciclismo delle multidiscipline, sarebbero potuti essere molti di più, attorno all’anello… Con il calcio che preme da tempo, a Varese si è adottata la strategia più semplice: il velodromo è stato lasciato a se stesso, così da accelerare la pratica, ovvero, l’inagibilità. Bel ringraziamento di Varese, al ciclismo: lo stesso ciclismo che nel 2008, faceva comodo. Molto comodo. Nel 2008, sembrava che quella città fosse solo ciclismo, con i Mondiali da organizzare: un evento dalle dimensioni paradossali, pareva un’Olimpiade. Si mobilitarono i big dell’edilizia e onorevoli di tutte le gerarchie, protezione civile compresa. Era il Mondiale in cui si asfaltò un ippodromo per farci il traguardo. Ma non c’era già il velodromo, serviva l’ippodromo? Da incompetente fui trattato, da incompetente verrò trattato anche stavolta. Il Mondiale 2008 doveva lanciare Varese come grande capitale del ciclismo: furono spesi, per tutto il giochino, ben 71,4 milioni di euro, con un buco di 2 milioni. Di questi 71 milioni, 54 furono spesi per costruire tangenziali, 4,7 milioni per opere sul percorso, 2,4 milioni per le spese del comitato organizzatore, 6,6 per la costruzione di un parcheggi. Un minimo ritorno allo sviluppo ciclistico della provincia di Varese non si è visto. Investimenti per il ciclismo? Zero. Un euro, un solo euro, speso per sistemare il velodromo e ridare ossigeno a quei volontari? Assolutamente no. Varese, nei fatti, non si dimostra per niente terra di ciclismo. Varese cancella il suo velodromo, gli espertoni già rilanciano con la solita solfa: “i velodromi oggi vanno fatti più piccoli, ci vuole un impianto coperto di 250 metri”. Come se tutte le regioni e le provincie italiane dovessero organizzare i Campionati del mondo… Una città capoluogo di una provincia ciclistica cancella un velodromo e il ciclismo non s’indigna, anzi la Federazione fa spallucce, come una comparsa qualsiasi, come se non fosse affar suo. Tutto tace. E la “terra di ciclismo” prepara il nuovo teatrino: signori e signore va in scena l’Expo. La corsa ai finanziamenti di ogni tipo è già partita, son già tutti sui pedali.
  6. Ciao a tutti. Come da titolo volevo chiedere un paio di informazioni sul mio telaio. La discussione era pronta già 2 ore fa, poi è cascato la corrente, il computer fisso si è spento all'istante e per la serie #mainagioia mi ritrovo qua a scrivere tutto da capo La bici l'ho acquistata 3 anni fa a Cicli Rossi, primo negoziante che ha portato le fisse a Udine e dintorni. Oggi, mi son voluto togliere un sasso dalla scarpa e gli ho chiesto "Andrea, ma il mio telaio da dove cazzo arriva?" Lui mi risponde che il telaio è stato fatto a Varese. Ora, siccome voi ne sapete a camionate, riuscite a risolvermi il dilemma? Tipo, @alvuz che sa tutto riesce a dirmi da dove potrebbe arrivare o chi potrebbe averlo fatto? Grazie! Allego
  7. La mia ringhiera <3

    Un saluto a tutti Mi sembra giusto aprire un 3d di presentazione e mostrarvi la mia ferraglia Mi chiamo Daniele e abito in provincia di Varese, ho da poco messo in piedi la mia prima fissa rigorosamente brakeless. Telaio, guarnitura e ruote sono stati acquistati appositamente per il progetto, il resto della bici fino a qualche settimana fa si trovava in soffitta dentro a qualche scatolone. Questo significa che non tutti i pezzi sono stati scelti da me, ma mi sono dovuto accontentare di quello che avevo in giro. Pian piano vedrò di personalizzarla ( il primo passo sarà la sostituzione del manubrio e della pipa) per ora si presenta così: foto mosse chiedo perdono =) alta risoluzione: http://goo.gl/quFcj e niente... quando riesco faccio 2 foto migliori
  8. Ciao a tutti, il 21 ottobre ci sarà una pedalata notturna (molto mattutina, ore 5:30) intorno al lago di Varese. E' il primo evento di una nascente associazione ciclistica a scopo ricreativo. 33km, in notturna. Il volantino dice pedalata tranquilla, se qualche fissato vuole unirsi andiamo a pedalare, se siamo qualcuno in più magari scatta la velocity sul lago. Niente spoke, niente check, niente di niente. Si gira intorno al lago e poi si fa colazione insieme. 6 euri per l'associazione e la colazione. Ciao A.
  9. ciao a tutti, mi chiamo Mattia e abito a Varese, provengo da anni di mtb però dopo essermi informato ed aver letto molto su questo mondo, ho deciso di avvicinarmici, comprando la mia prima fixed. Certo ... avrei preferito costruirla direttamente io passo per passo ... Purtroppo per mancanza di tempo e per il fatto che sono alto 1.93, non sono riuscito a trovare un telaio adatto nelle mie zone (abito in provincia di varese e qui da noi le fisse sono poco usate...non ne ho mai vista una...poiché è un territorio ricco di salite e discese ed i telai che avevo a casa erano tutti troppo piccoli), quindi ho optato per una bici completa ( pagata 450 euro ), costruita passo per passo, con la scelta delle singole componenti (di importazione), da un ciclista della mia zona con numerosi anni di esperienza. In queste settimane ho già percorso una sessantina di chilometri e mi piace molto, anche se rispetto alla mtb si fa molta più fatica, per lo meno nelle salite. Vi allego le foto e sono pronto per critiche, consigli, dubbi su componenti ecc... Il telaio è paragonabile ad un 58 ( in teoria dovrebbe essere qualche cm più grande ). So che vi parrà strano ma ho scelto di montare due freni poiché è la mia prima fissa e, come già detto, abito in una zona ricca di discese. Ringrazio tutti anticipatamente.