Woodstock

back to the ice

13 posts in this topic

Bravo Omar! Ho letto che ha viaggiato con singola corona davanti, risparmiando un deragliatore (quello che non c'è non si può rompere). Può permettersi, come ovvio per queste imprese, abbigliamento tecnico (termico) da paura, comunque gran coraggio e grande impresa. Complimenti!

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10 ore fa, snivlem ha scritto:

ci sono piuì scritte che immagini...

uscira il documentario a breve,è solo un coming soon

 

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Il 3/2/2016 at 10:46 , TheSnatch ha scritto:

ma soprattutto con quel freddo la bici non diventa single speed? 

Tempo fa parlavo con Seba, il compagno di Ausilia "Biancaneve", si fanno ogni anno la Idita Trail Invitation, una gara in Alaska con le fat bike, una roba tosta per davvero soprattutto sul percorso completo fino a Nome. Mi diceva che cavi, guanti, sacco a pelo e scarpe li compra in Alaska perchè altrove fa fatica a trovare roba che funziona davvero in quelle condizioni. Loro arrivano a pedalare con -50, su neve, fumi, laghi e persino un bel tratto di mare ghiacciato e dato che l'assistenza è minima se non nulla hanno bisogno di materiali affidabili. Poi mi raccontava anche altre cosette interessanti, tipo che se togli i guanti e tocchi la bici ci resti attaccato o che devi stare attento quando togli gli occhiali perchè se sono incollati sul naso ti porti via la pelle senza nemmeno accorgertene. Anche tenere liquida l'acqua è un problemone che spesso si riesce a risolvere solo accendendo un fornello e se i vestiti non traspirano come si deve ti ritrovi con uno strato di brina all'interno della giacca! 

Credo che in 3 settimane di gara si tolgano i vestiti  solo nei rari rifugi caldi lungo il percorso e non ho proprio capito come diavolo facciano a cagare in mezzo alla foresta a -50. Se dormono all'aperto entrano vestiti nel sacco a pelo e si tengono dentro anche le scarpe e la giacca che altrimenti ghiacciano nel giro di pochi minuti e tutto quello che c'è nelle borse cibo compreso è surgelato.

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20 ore fa, flaviotapa ha scritto:

Bravo Omar! Ho letto che ha viaggiato con singola corona davanti, risparmiando un deragliatore (quello che non c'è non si può rompere). Può permettersi, come ovvio per queste imprese, abbigliamento tecnico (termico) da paura, comunque gran coraggio e grande impresa. Complimenti!

...e gran crew a seguito, senza la quale non sarebbe capace a fare nulla

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ho visto il precedente, credo, bhe... fatto maluccio; in ogni caso non mi entusiasmano queste "sfide" e a dirla tutta non le trovo cosi estreme, meglio la meta' dai km e senza ammiraglia al seguito avrebbe piu' fascino e senso; non dico che cosi so boni tutti ma sapere che il tipo si fa 1300km in posti cosi maestosi e ha avuto nelle orecchie un motore a scoppio tutto il tempo, perde un po'...

io con -10 non apro nemmeno il frigo.

 

 

 

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Mi viene freddo solo a guardare. Ma come fa a non congelartisi la faccia dopo 5 minuti?

Comunque figata, paesaggi spettacolari. Concordo che avere l'ammiraglia al seguito rovina un po' l'esperienza... se non rischi di morire che gusto c'e'?

Approvo la scelta della musica per il trailer.

Edited by Fissato_86 (see edit history)

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Il 4February, 2016 at 12:04 , Dens ha scritto:

Tempo fa parlavo con Seba, il compagno di Ausilia "Biancaneve", si fanno ogni anno la Idita Trail Invitation, una gara in Alaska con le fat bike, una roba tosta per davvero soprattutto sul percorso completo fino a Nome. Mi diceva che cavi, guanti, sacco a pelo e scarpe li compra in Alaska perchè altrove fa fatica a trovare roba che funziona davvero in quelle condizioni. Loro arrivano a pedalare con -50, su neve, fumi, laghi e persino un bel tratto di mare ghiacciato e dato che l'assistenza è minima se non nulla hanno bisogno di materiali affidabili. Poi mi raccontava anche altre cosette interessanti, tipo che se togli i guanti e tocchi la bici ci resti attaccato o che devi stare attento quando togli gli occhiali perchè se sono incollati sul naso ti porti via la pelle senza nemmeno accorgertene. Anche tenere liquida l'acqua è un problemone che spesso si riesce a risolvere solo accendendo un fornello e se i vestiti non traspirano come si deve ti ritrovi con uno strato di brina all'interno della giacca! 

Credo che in 3 settimane di gara si tolgano i vestiti  solo nei rari rifugi caldi lungo il percorso e non ho proprio capito come diavolo facciano a cagare in mezzo alla foresta a -50. Se dormono all'aperto entrano vestiti nel sacco a pelo e si tengono dentro anche le scarpe e la giacca che altrimenti ghiacciano nel giro di pochi minuti e tutto quello che c'è nelle borse cibo compreso è surgelato.

#caccaddossofacalduccio

 

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Grande impresa, estrema e coraggiosa, considerato soprattutto che correre contro se stessi e, come fa Omar senza andare a passeggio ma spingendo sui pedali, sempre, non e' da tutti e, dettaglio non trascurabile, su una bicicletta da corsa.Io credo che l'assistenza non ti aiuti a pedalare piu' forte, ma a non prendere inutili rischi oltre a quelli insiti nella sfida stessa.Tanto di cappello dunque a lui e a tutti coloro che a tutte le latitudini mettono in gioco se stessi affidandosi ad una bicicletta.

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