oromisso

bici e dignità del lavoro

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Quasi quasi la giro al mio capo.......ma oggi sono andato al lavoro in bici (dopo essere stato stirato qualche mese fa) e quindi sono un po' meno cattivo del solito....................................la tengo nel cassetto!

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quasi scrivevo la lettera delle dimissioni, poi il diavoletto sulla spalla sinistra mi fa : C'è quello che ti pare ma c'è pure l affito da pagare... e sono tornato in un angolino buio, molto buio :(

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quasi scrivevo la lettera delle dimissioni, poi il diavoletto sulla spalla sinistra mi fa : C'è quello che ti pare ma c'è pure l affito da pagare... e sono tornato in un angolino buio, molto buio :(

oppure cambia lavoro come ho fatto io ora sono felice

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Non venderò mai dell'altro mio tempo libero con la mia possibilità di essere in sella alla mia bici, o tra gli amici o a fare qualsiasi cosa che mi piace, a partire dalle 17.30 del pomeriggio.

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quasi scrivevo la lettera delle dimissioni, poi il diavoletto sulla spalla sinistra mi fa : C'è quello che ti pare ma c'è pure l affito da pagare... e sono tornato in un angolino buio, molto buio :(

oppure cambia lavoro come ho fatto io ora sono felice

 

si si ero ironico, devo dire che sono soddisfatto di me stesso ho cambiato lavori che potremmo definire "sicuri" pur di coltivare i miei interessi, inforcare le mie bici e godere dei miei tramonti,  ciò non ostante avvolte mi chiedo come potrei addirittura  vivere di solo questo

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Io l'ho sempre detto che chi ama la bici non accetta di essere sfruttato

 

"ci sono delle biciclette da inforcare" è una delle più belle proteste contro il tempo speso a lavorare per una misera paga che io abbia mai sentito

 

Non per fare il guastafeste, ma in realtà si tratta di una finta protesta... 

 

image.jpg

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Io l'ho sempre detto che chi ama la bici non accetta di essere sfruttato

 

"ci sono delle biciclette da inforcare" è una delle più belle proteste contro il tempo speso a lavorare per una misera paga che io abbia mai sentito

 

Non per fare il guastafeste, ma in realtà si tratta di una finta protesta... 

 

image.jpg

 

lo so, avevo seguito un po' la storia - ma la lettera mi pareva comunque troppo bella. Detto cio i rapporti fra Giulio Einaudi e Pavese erano da un lato molto stretti (e Pavese ci viveva con i lavori di redazione e traduzione che gli passava Einaudi ...), immersi in un clima culturalmente importante (in redazione c'era pure Natalia Ginzburg), ma dall'altra parte è vero che, seppur scherzosa, la lettera metteva in luce un malessere di Pavese nei confronti della sua situazione in casa editrice.

Inoltre, leggendo un po' in giro, ho anche visto che il fatto che le lettere fossero scherzose (o quanto lo fossero) è dibattuto. Non è imporbabile che il tono arrabbiato significasse uno scherzo che a sua volta significava un tono arrabbiato.

Certo poi il malessere di Pavese aveva tanto radici contingenti (i suoi rapporti con Einaudi) quanto radici profonde (il lavoro è - mi pare -non solo sfruttamento, per Pavese, ma anche e soprattutto segno di una mancanza, di una sartriana scarsità che avvilisce e definisce la condizione umana) - ma questa è un'altra (dolorosa) storia.

Edited by oromisso (see edit history)
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