Bicibikers Velodrome

A.A.A Cercasi Pistard [TO]

113 posts in this topic

Descansate niño, che continuo io…(cit.) sono arrivato da Buenos Aires. Mezzo friulano, mezzo argentino a trovar fortuna sui pedali. Il fuoco nelle gambe per sfidare il mondo, la rabbia dentro, la follia del gesto atletico e la cattiveria del velocista. Ma quale surplace, prova a passarmi che ti dò una gomitata, che ti chiudo alla corda, si tu sei più forte, lo so, ma io ho il coraggio che tu non hai... Un giorno mi dice, io sono un bambino, stringi quel manubrio, racchiudi il tuo corpo come un gatto che si arrotola su se stesso e poi come una molla spingi tutto quel che puoi. Il giorno dopo è quasi record al Motovelodromo, non ho mai più fatto un tempo così.

Reg+Harris2.jpg

Mamma mia quanto tempo è passato... ma l'argentino è tornato, un giovedì sera. E' stato bello riabbracciarlo.

I nostri giovedì by night servono anche a questo.

link ai records della pista

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Grazie Renatiello, la prossima volta ti racconto la storia di Mary (Maria), quanto era bella in bicicletta e quanti le stavano dietro... e che un giorno battè il record dell'ora 41,471 km.

sheridan.jpg

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storia avvincente dei tempi passati che scalda l'anima e fa sognare

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voglio andare al velodromo a vedere pestando a morte con i tubolari a scoppiare quanto riesco a fare in un'ora...cooming soon

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ah ah ah silet! già ti vedo sfrecciare come un pazzo!

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41,471 km sono 105 giri di pista e mezzo, chissà cosa passa per la testa di chi prova un record dell’ora. Un pensiero continuo che rimbalza da un argomento ad un altro come nell’Ulisse di Joyce, talvolta rivolto al gesto atletico, alla fatica, all’impossibilità di riuscire a finire la prova, talvolta i pensieri rivolti alla propria vita: fatta di fatti luoghi, momenti e affetti. Mary stava girando ormai da 40 minuti, il passaggio più critico della prova dell’ora: infatti, tra i 30 minuti e i 40 minuti, si riscontrano il numero maggiore di abbandoni e rinunce. Mary stava ripercorrendo in quel preciso momento, in equilibrio fisico e psicologico, la sua vita. In quegli istanti si rivedeva bambina, dai riccioli d’oro, giocare con il nonno nella sua villa in collina. Si Mary era molto ricca, figlia di una nota famiglia di imprenditori torinesi, abitava in strada Val San Martino nella bella casa settecentesca. Aveva studiato a Londra poco prima della seconda guerra mondiale e durante il conflitto si era trasferita in Portogallo paese neutrale e amico degli Inglesi. Proprio a Londra, ha modo di entrare in contatto con il mondo sportivo legato al velodromo Herne Hill, in Gran Bretagna il movimento di emancipazione della donna (culturale e sportivo) era già attivo da diversi anni, infatti fu subito inquadrata nella storica società ciclistica South Cycling Council. Subito dopo la guerra rientrò in Italia, poco più di 28 anni con un’energia e solarità nel volto che trasmettevano una luce irreale, non potevi non innamorarti di una ragazza così. Sappiamo che la bellezza spesso si coniuga con la ricchezza: lei era elegante, distinta ma anche casual, sportiva. Avrebbe potuto giocare a tennis, come del resto facevano le sue amiche, ma lei invece no... preferiva la bici. Contrastata dalla famiglia che vedeva come il fumo negli occhi questa sua passione ciclistica, lei preferiva indossare una maglia di flanella grigia e dei pantaloncini neri per pedalare nel verde della collina. Il berretto da ciclista o il casco a strisce di cuoio indossato obbligatoriamente al Motovelodromo mortificavano la sua bellezza, ma non appena si fermava o si scioglieva i capelli mentre l’espressione sofferente spariva dal volto lasciando il suo famoso sorriso, i ragazzi rimaneva a bocca aperta. Uno tra loro era quello che attirava le sue simpatie, ma i ragazzi di allora erano tanto spavaldi con le ragazze del loro rango quanto timidi con lei. Si perchè c’era ancora la riverenza, ognuno aveva il suo ruolo nella società, ed il rivolgersi con estrema educazione e timore verso i ricchi era quello che si insegnava nelle famiglie contadine. Tra di loro i ragazzi parlavano, già solo una parola rivolta verso di loro era già fantasia, ma ognuno sapeva stare al suo posto. Le prime volte che scese in pista con loro qualcuno non osava nemmeno mettersi a ruota, solo uno ruppe gli indugi e la invitò a partecipare agli allenamenti. Le prime volte i ragazzi quasi pedalavano in punta di piedi, ed era l’unico modo per farla innervosire, si perchè lei voleva che loro tirassero, dessero il loro meglio, nessuna riserva, nessun privilegio. Era dura staccarla quando si incaponiva su un tempo da ottenere. Vittorio era il più vecchio del gruppo, ormai alla fine di una carriera plurivittoriosa, era riuscito a mantenersi facendo il corridore ma sapeva che era sulla via del tramonto. Era sereno, consapevole ed era quello che a Mary piaceva. Vittorio aveva avuto un contratto come capo-meccanico alla Benotto, una fine più che dignitosa visti gli anni, vista l’epoca. Aveva già iniziato in officina ma la sera arrivava e seguiva i ragazzi negli allenamenti, spesso pedalava con loro. Un giorno andò da Mary con l’idea di provare il record dell’ora femminile e Mary sposò l’idea e dopo due anni anche Vittorio.

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Rawamangun Velodrome - Indonesia

Name: SAKIYOW LABA

Age: 25

Hobbies: Track Cycling

Interview:

BB: "Ciao Sakiyow, sai che abbiamo la stessa passione? Raccontami di come ti è arrivata?"

S.L.: "Beh, dai, lo sai anche tu che la fixie è una filosofia mondiale, anche qui in Indonesia siamo in molti, a Denpasar ci ritrovavamo in centro, ma come fai a divertirti in quel traffico, un bordello allucinante e poi rischi la vita soprattutto la notte"

BB: "Certo ma tu abiti a Bali, che è lontano da Java e dal velodromo, cosa ti spinge a venire qui, in questo impianto semiabbandonato a girare, sei pure da solo, non ti stufi"

S.L.: "No, oggi sono solo ma normalmente siamo tra amici, spesso simuliamo sfide, spingiamo, giochiamo, in realtà abbiamo poco tempo per allenarci ma è divertente te l'assicuro".

BB: " In Europa i Velodromi sono un po' messi meglio... ma non tutti però... il nostro per esempio (Motovelodromo) rischia di essere abbattuto dal governo, troppi costi per metterlo in ordine, poi c'è la crisi..."

S.L: "Non credere che qui non sappiamo cosa si fa in Europa, lo scorso anno ho conosciuto Victoria Pendleton (mi sfotte: ma tu conosci?), era a Bali in vacanza con il suo boy friend, mi ha fermato per la strada e si è incuriosita della mia bici, tanto che l'ha voluta provare, ha fatto un surplace che non finiva più. L'abbiamo invitata a prendere una birra con noi e poi il giorno dopo è voluta venire qui in mezzo alla foresta pluviale a girare, è stato divertentissimo".

BB: "Sei fortunato, io non l'ho mai vista di persona, deve essere ancora più carina! Hai qualche preferenza per la bici?

S.L. "Qui non abbiamo molto, ma ci adattiamo, il mio sogno è una bici italiana, di acciaio, non mi ricordo il nome ma ha come simbolo un trifoglio"

BB: "Dai ti aiuto: Ernesto Colnago, è lui?

SL: "Si è lui"

BB: "Dai prova un 200 mt lanciati che ti prendo il tempo"

SL: "Ok, due giri e poi mi lancio"

BB: "Poi mi paghi una birra"

SL:"OK"

Fantasia, realtà... giudicate voi, quel che leggiamo in giro spesso è immaginato come questa intervista, quel che è certo è che il giovedì in pista si respira questa aria.

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