
Leggendo su riviste, internet e un po’ di media dell’esistenza del marchio SanpaBike, mi sono sempre chiesto da dove provenisse la volontà di una comunità a spingersi nel mondo del ciclismo e della bici. Mi sono anche chiesto con quale spirito ragazzi che cercando di recuperarsi possano essere volontariamente vicini ad un mondo, immagino, a loro estraneo.
Dopotutto sappiamo tutti che San Patrignano nasce con uno scopo ben preciso e che tutto quello che viene da loro realizzato è palesemente volto all’autoalimentazione.

Quest’anno ho potuto toccare con mano e rispondere, o almeno provare a rispondere, a queste domande.
Per lo scorso Natale, la mia fidanzata mi ha regalato un corso BICI DOC.
Mai avuto regalo più bello. E non mi riferisco solo a quello che è lo scopo finale del regalo, quindi La Bici. Mi riferisco a tutto quello che ho vissuto e che ancora dovrò vivere in questa esperienza.
Non sapevo di cosa si trattasse precisamente, ma avevo sentito parlare di questa azienda nei vari gironzola menti su internet e nel mondo della bicicletta artigianale italiana.
BICI DOC è un progetto interno alla comunità d San Patrignano, in una sede distaccata vicino Trento, tra le montagne, l’aria buona e lontano da ogni forma di influenza.
Supportato all’inizio da Andrea Pesenti e Giovanni Pegoretti (insieme ad altri grandi nomi del mondo della bicicletta artigianale italiana).
Lo scopo è quello di avere una vera e propria scuola di telaisti (acciaio, alluminio e carbonio) non solo per chi è all’interno della comunità ma anche per esterni che hanno voglia di approfondire tutto quello che gira intorno ad un telaio.
Da BICI DOC, a Trento, si tiene un corso completo composto da n. 7 moduli (per modulo intendiamo “lezione”) che si può decidere di frequentare nella sua completezza oppure solo a parti del corso (quelle che si dovessero ritenere più interessanti).
Per maggiori informazioni comunque potete contattare Alessandro Gallo (Resp. Della segreteria Organizzativa) tramite il sito BICI DOC: http://www.bicidoc.com/
Ma tutto questo sono informazioni che potete tranquillamente ricavare navigando in internet e con un po’ di tam tam. Scrivo per riportare la mia esperienza in questa realtà.
Il modulo al quale ho preso parte è IL TELAIO SU MISURA.
L’apertura dei lavori (ore 09:30) è affidata a Giovanni Pegoretti (fratello di Dario), grande telaista artigianale che per varie vicissitudini si è distaccato dalla Soc. che aveva con il fratello per intraprendere questa esperienza all’interno della Comunità.
I corsisti conosciuti (20 presenti) spaziano da chi il mondo della bici lo vive per vivere, quindi esercenti, fino ad arrivare a designer passando sa semplici appassionati.

Spiegare com’è composto un telaio d’acciaio, di alluminio e di carbonio con specifiche delle prime fasi lavorative e tipologie dei materiali ci porta alla pausa caffè.
La pausa caffè è il primo contatto che abbiamo con la Comunità lasciandoci per qualche minuto, lontani dallo scopo della presenza in quel luogo esteticamente bello, logisticamente magico. Caffè, succo, dolci, tortine e quant’altro è TUTTO prodotto dal popolo della Comunità.
Al rientro dalla pausa caffè, leggermente destabilizzante, viene ripreso l’argomento del telaio su misura con l’utilizzo di un software per il calcolo degli angoli e delle misure del telaio (per misure non intendiamo i nostri classici 56x56).
Software rigorosamente in lingua inglese e non per Mac non è nulla di più di un foglio excel compilato ed eseguibile.
Un po’ di impostazioni dei tubi in dima ed i termini di priorità delle impostazioni delle misure ci mettono in corpo una fame senza eguali.


Ore 13:00: pausa pranzo. In sala comune con una parte dei ragazzi della Comunità.
Ci troviamo al cambio di turno pranzo dei ragazzi e vedi una quantità veramente disarmante di ragazzi che non arrivano a 22 anni.
Una parte si prepara per fare funzione di cameriere, mentre altri si attestano ai tavoli.
Una disciplina quasi militaresca li fa essere precisi, puliti, ordinati, educati, ma vedi sempre in loro uno sguardo più o meno assente. Anche quando ridono tra di loro sono sorrisi che non so spiegare.
Mangiato benissimo, tagliatelle, carne, frutta, tutto prodotto e preparato da loro. Molto meglio della mensa d’Ingegneria. Ma questi sono altri brutti ricordi.
Nel pomeriggio lo scopo della lezione è impostare fisicamente un telaio in dima. In questo caso siamo sul carbonio e come tutti ben sanno non siamo molto affini.
Mi dedico ad ascoltare la lezione e nel frattempo girare in officina per carpire la presenza di questi giovani che fino a prima del mio ingresso in Comunità potevano sembrare diversi. Ma era un mio limite mentale. Nulla di più.
Vedo in giro i ragazzi lavorare dentro e fuori dell’officina. Vedo cani che scodinzolano alla vista di qualcuno. Felici di stare con loro e di far parte di questo gruppo.



Ho chiuso la giornata con quattro chiacchiere con Giovanni Pegoretti che i chiariscono un po’ di punti sulle famose “voci di corridoio” sulla storia della bici artigianale.
Telaisti, materiali, strutture, progettazione e tutto quello che di solito ci permette di parlottare quei tra di noi.

Giornata intensa, sia didatticamente, sia si conoscenza di vita. Sono felice, pieno di una nuova esperienza che mi ha colmato tante lacune.
Vado in piscina a rilassarmi con la mia fidanzata, che, senza la quale, non avrei potuto raccontarvi tutto questo.

Per chi volesse vedere tutte le foto che ho scattato durante questa giornata può scaricarle da qui:
http://wtrns.fr/t2nM7HOvFNKBi6
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