Finalmente qualcosa si è mosso:
http://milano.corrie...528565943.shtml
Il caso
MILANO - Non sono predoni. Osservano le loro vittime, le scelgono con
metodo quasi maniacale. A volte le affiancano con la scusa di chiedere
un'informazione. Altre semplicemente sbucano dai cespugli e colpiscono
alle spalle. Senza dire una parola. Scelgono chi torna dal lavoro e ha
uno zaino sulle spalle, una borsa nel cestino, una 24ore sul
portapacchi. La strada è stretta, non passano auto, neppure quelle di
polizia e carabinieri.
Se possono evitano i runner, a patto che non sia una giornata magra.
Perché chi corre ogni giorno lungo la ciclabile del Naviglio Grande
conosce il nemico e se può si difende.
I FORUM - La voce corre nei forum in Rete: «Attenti, non portate
soldi, cellulari e Ipod. Muovetevi sempre in gruppo». E nel web c'è un
costante aggiornamento per studiare le mosse della banda: «Ne ho visti
due, erano in fondo a via Molinetto di Lorenteggio. Mi hanno guardato,
ho dato un'accelerata e li ho lasciati dietro. Ma sono loro». C'è
anche chi, ciclista, dice di portarsi appresso una catena «a maglie
grosse», di tenerla a portata di mano. E poi ci sono le vittime di
questi colpi, una quindicina quelli denunciati a polizia e carabinieri
in due mesi.
L'INDAGINE - C'è un indagine del commissariato Porta Genova. Gli
agenti guidati da Francesca Fusto sono riusciti a ricostruire il
percorso delle denunce (spesso presentate in altri uffici di polizia),
a mettere in fila le testimonianze. Si cerca di dare un volto ad ogni
componente della banda. Non ci sono stati arresti, per ora. Da qui
l'invito a tutte le vittime: rivolgetevi alla polizia. Si cerca,
grazie ad alcune fotografie, di ricostruire le responsabilità di ogni
colpo. Sono cinque, sei ragazzi. Tutti di origine slava. Sono
violenti, colpiscono al volto le loro vittime, le stordiscono. Il
sospetto è che si tratti di nomadi che vivono nelle aree dismesse a
ridosso dello scalo ferroviario di San Cristoforo. La recinzione in
muratura affaccia proprio sulla ciclabile, in molti punti è sfondata.
I buchi permettono il passaggio agevole.
I RACCONTI - Ecco il racconto di Eugenio Bersani, aggredito alle
19,30 di martedì 6 dicembre. «Due persone mi hanno assalito con
violenza, sferrato un pugno in un occhio, buttato a terra e trascinato
a testa in giù tra i cespugli che costeggiano la pista. Derubato, con
un occhio nero e con il sospetto di un distacco della retina, ho
finito la serata al pronto soccorso. Il mio primo pensiero mentre ero
nelle mani dei due aggressori, è stato: ma se accadesse a una
ragazza?». Daniele, 46 anni, ha sporto denuncia al commissariato
Lorenteggio. «Fate qualcosa perché sono vivo per miracolo». Era la
sera del 14 novembre, Daniele era in bici, lo hanno avvicinato tre
ragazzi slavi sui 20-25 anni. Lo hanno buttato sull'asfalto, per
stordirlo hanno usato una spranga. Gli hanno portato via soldi, il
cellulare, e la fede che aveva al dito. Enrico Anut è invece un
appassionato di jogging. A nome di altri runner ha lanciato l'allarme:
«Se ci fosse un'illuminazione decente e più presidio da parte delle
forze dell'ordine accadrebbero le stesse cose?». La strada è off
limits per le pattuglie di polizia e carabinieri, il buio, la nebbia e
l'inverno fanno il resto. Luca Gandolfi, ciclista e consigliere
provinciale dell'Idv, conosce bene questi pochi chilometri protetti
dalle auto che dovrebbero essere il paradiso delle due ruote. Ha
sollevato il caso a Palazzo Isimbardi: «Questa situazione non può
continuare. è necessario intervenire subito».
fonte: Corriere della Sera