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riky76

"Papa', ma tu non giochi mai?"

6 posts in this topic

Tutto quello che avrei voluto dire in merito ad un alleycat, o una qualsiasi delle "nostre" gare-non-gare, e che qualcuno molto più bravo di me ha saputo tirar fuori...

(tratta dal topic sulla recentissima alleycat di Torino)

"Papa', ma tu non giochi mai?"

Ci sono situazioni, episodi, momenti dell'infanzia che restano li' per tutta la vita, impressi nella memoria.

Ero un bambino, avro' avuto sette, otto anni e giocare era piu' di un passatempo: era una necessita'.

Non capivo come mio padre potesse farne a meno, e neppure ricordo la risposta che diede alla mia domanda ora che, a conti fatti, ho piu' o meno la stessa eta' che aveva lui quando glielo chiesi.

No griglie, no chip sulla forcella, no pronti-via-stai nel gruppo-fa il trenino-sali-scendi-ristoro-volata-traguardo-tremillesimo posto no: qui la classifica importa a pochi e il divertimento e' mentre corri. Ci vorrebbe un clacson a volte per farsi largo tra le auto incolonnate ai semafori, e come sono lente a partire quando scatta il verde! No nemici da insultare ma ostacoli facenti parte del gioco, blocchetti di un tetris orizzontale tra i quali infilarsi e scorrere facendo quel che in fondo fai ogni giorno se ti sposti in bici, ma oggi e' diverso e ci provi piu' gusto perche' ogni tanto vedi qualcuno come te, magari che va nella direzione opposta, e ti senti come quella volta che da bambino giravi in bici nelle strade attorno a casa con gli amici e urlavi, cantavi ed eri felice. Ti senti come se quello che pensavi perduto per sempre fosse di nuovo a portata di mano, e' li', puoi toccarlo e capisci che non e' vero che non si gioca piu', che tu sei li' in mezzo a un fiume di auto, di persone, tu e pochi altri e state facendo la cosa piu' bella del mondo: state giocando. Un pezzo di ferro, due ruote, una meta da raggiungere mentre il cuore ti scoppia e l'aria brucia in gola, unica cosa che ti impedisca, volendo, di cantare di nuovo come quella volta da bambino. E ti senti libero, come se tutto quel che ti circonda ti appartenesse e potessi nello stesso tempo farne a meno.

Stringi, all'arrivo, una carta plastificata tra le mani: "fa curriculum", ti dicono, e ti senti come se avessi corso per vincere una figurina da metter sulla scrivania e nelle grandi occasioni in mezzo ai raggi della bici, senza perderla, con cura, che poi quasi nessuno capisce ma non importa: tu lo sai cosa significa e gli altri, quelle cinquanta persone come te che quel giorno c'erano, pure.

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Tutto quello che avrei voluto dire in merito ad un alleycat, o una qualsiasi delle "nostre" gare-non-gare, e che qualcuno molto più bravo di me ha saputo tirar fuori...

(tratta dal topic sulla recentissima alleycat di Torino)

"Papa', ma tu non giochi mai?"

Ci sono situazioni, episodi, momenti dell'infanzia che restano li' per tutta la vita, impressi nella memoria.

Ero un bambino, avro' avuto sette, otto anni e giocare era piu' di un passatempo: era una necessita'.

Non capivo come mio padre potesse farne a meno, e neppure ricordo la risposta che diede alla mia domanda ora che, a conti fatti, ho piu' o meno la stessa eta' che aveva lui quando glielo chiesi.

No griglie, no chip sulla forcella, no pronti-via-stai nel gruppo-fa il trenino-sali-scendi-ristoro-volata-traguardo-tremillesimo posto no: qui la classifica importa a pochi e il divertimento e' mentre corri. Ci vorrebbe un clacson a volte per farsi largo tra le auto incolonnate ai semafori, e come sono lente a partire quando scatta il verde! No nemici da insultare ma ostacoli facenti parte del gioco, blocchetti di un tetris orizzontale tra i quali infilarsi e scorrere facendo quel che in fondo fai ogni giorno se ti sposti in bici, ma oggi e' diverso e ci provi piu' gusto perche' ogni tanto vedi qualcuno come te, magari che va nella direzione opposta, e ti senti come quella volta che da bambino giravi in bici nelle strade attorno a casa con gli amici e urlavi, cantavi ed eri felice. Ti senti come se quello che pensavi perduto per sempre fosse di nuovo a portata di mano, e' li', puoi toccarlo e capisci che non e' vero che non si gioca piu', che tu sei li' in mezzo a un fiume di auto, di persone, tu e pochi altri e state facendo la cosa piu' bella del mondo: state giocando. Un pezzo di ferro, due ruote, una meta da raggiungere mentre il cuore ti scoppia e l'aria brucia in gola, unica cosa che ti impedisca, volendo, di cantare di nuovo come quella volta da bambino. E ti senti libero, come se tutto quel che ti circonda ti appartenesse e potessi nello stesso tempo farne a meno.

Stringi, all'arrivo, una carta plastificata tra le mani: "fa curriculum", ti dicono, e ti senti come se avessi corso per vincere una figurina da metter sulla scrivania e nelle grandi occasioni in mezzo ai raggi della bici, senza perderla, con cura, che poi quasi nessuno capisce ma non importa: tu lo sai cosa significa e gli altri, quelle cinquanta persone come te che quel giorno c'erano, pure.

Non capisco sinceramente quel -1...

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