Squadra Scarsi vs Tuscany Trail – Episodio 3: Preparazione Negativa

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L’idea di partire per il Tuscany Trail è nata in una sera di Gennaio, spinta dalla noia e dall’entusiasmo. Quell’entusiasmo quasi bambinesco e privo di pensieri negativi che è stato il carburante delle imprese più gloriose del genere umano: il varo del Titanic, la guerra nel Vietnam, l’elezione di Donald Trump a Presidente degli USA, l’invenzione del Comic Sans.

Bene, finiamo di bere il bar e tutti a casa. Al prossimo #movimenticentrali, è stato molto bello.

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I mesi che separavano il Me di quel giorno di Gennaio dal Me che scrive questo articolo oggi, a due settimane dalla partenza, permetteva al Me di allora di essere tranquillo e sereno riguardo alla preparazione fisica: certo si trattava di trovare le gambe, la testa e il sottopalla per coprire dai 100 ai 180 km al giorno su fondi possibilmente difficili, con una bici carica e senza la possibilità di un riposo adeguato durante la notte. Ma c’era tempo, c’erano quasi 6 mesi, hai voglia a pedalare.

Pedalo domani

E invece no. Nel senso che le cose in questi mesi si sono fatte complicate. Il lavoro è aumentato, relazioni e convivenze sono finite, eventi sono stati pensati organizzati e realizzati, ci sono stati viaggi, ci sono stati problemi familiari e fisici. C’è stata un sacco di roba tranne una cosa fondamentale: pedalare.

Preseason #sqdrscrs

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Quindi, visto che ormai è troppo tardi per correre a veri e propri ripari, ho deciso di prendere un approccio negativo e sottrattivo (è una parola vera?) alla preparazione. Non potendo FARE, ho deciso di puntare al NON FARE. Come?
Così:

1)NON PEDALARE/1

Ecco, questa è stata facile. Basta non uscire di casa. Farlo poco, per lo meno. Farsi prendere a male dal freddo/pioggia/sole/distanze/altimetrie/incognite/scarpe scomode/fondelli puzzolenti. Le scuse sono tante e più facili da trovare di un paio di Hogan in centro la domenica. Lasciarsi cadere nella spirale dell’accidia è un’attimo.

Ma ndo cazzo annate? Div #ano 4life

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2) NON PEDALARE/2

Durante il giro del BAM mi sono reso conto di avere un approccio “sportivo” alla pedalata: non che vada forte, anzi, ma sono rigido e la cosa sembra costare più fatica del dovuto. Guardare pedalatori più bravi di me ha aiutato a capire che il movimento deve essere più sciolto, fluido, e che la cadenza alta stanca molto meno di una cadenza bassa su rapporti più duri. Credo che il segreto sarà essere ubriaco, la maggior parte del tempo.

Cena #sqdrscrs

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3) NON RIUNCIARE AD UN RAPPORTO RIDICOLO

E non sto parlando di mettersi con una nana da circo quando sei alto 2 metri. Non ci sarebbe nulla di male. Qui a Fixedforum ed in particolare noi di Squadra Scarsi siamo per le coppie di fatto e i matrimoni gay e per il sesso con gli animali se questi ultimi sono consenzienti e maggiorenni. Parlo del fatto che mentre su strada avere un pignone con più di 28 denti è fonte di scherno e ludibrio, cosa solo parzialmente sdoganata dall’avvento e diffusione dei cambi 1×11, nel turismo/bikepacking/ultracycling è tutta un’altra storia. Fuck that shit. Datemi il 48t, chissenefrega se il deragliatore è così lungo che tocca terra.

VOGLIO.

4) NON MANGIARE

Ho pensato, visto che sicuramente non posso fare della gamba in due settimane, il miglior regalo che posso fare a quel povero stronzo del Me che sarà alla partenza del Tuscany Trail il 2 Giugno è quello di perdere qualche kg. Quindi ho messo in atto una dieta totalmente sbilanciata fatta di colazioni proteiche da fare invidia ad un culturista di instagram, pranzi a base di minestroni precotti entusiasmanti come una alleycat di provincia organizzata male, e sopratutto la sostituzione di ogni bevanda con una sola fonte di liquidi: la Coca Zero.

5) NON SMETTERE DI CORRERE

Molti autorevoli esperti sostengono che correre sia inutile e spesso controproducente per il ciclista. A giudicare dai crampi che ho deve essere vero: mi fanno male parti del corpo che non hanno nulla a che vedere col ciclismo. Ma è l’unica disciplina di resistenza con la quale posso martoriare il mio corpo a sufficienza nel giro di 60 minuti. Non servirà a nulla, se non a farmi dormire un po’ più tranquillo nei giorni prima della partenza, pensando che tanto ho corso un sacco, anche se all’atto pratico non farà nessuna differenza.

6) NON AVERE UNA BICI

Dovevo avere una bici. Dovevo avere una bici che avevo progettato apposta per questo giro. Dovevo averla qualche mese fa. E per questo ho venduto tutte le altre bici. Si perché questa doveva essere la bici definitiva. E lo sarà. Forse. Quando arriverà. Si perché ovviamente la sfiga ha le cosce di Greipel e ti raggiunge dove vuole, quindi com’è come non è la bici non c’è. Sto correndo ai ripari ma è tardissimo, e al 99% correrò con una MTB che odio. La odio per nessun particolare motivo, ma non andiamo d’accordo, e come se non bastasse non avendo la certezza che sia la bici con cui correrò non sto nemmeno spendendo soldi per equipaggiarla a dovere. Sarà un disastro. Non vedo l’ora.

#toscagravelrace 320 km d’amore

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7) NON AVERE NEMMENO LE BORSE

Il Tuscany Trail è una gara di bike packing. La parte di “bike” abbiamo già detto che manca quasi del tutto, e allora perché non ciudere il cerchio della sfiga evitando di comprare le borse? Sto pensando che la correrò con due buste della spesa appese al manubrio, come quando vai all’Esselunga. Si, ma quale manubrio di quale bici?

Fuck yeah bikepacking!

Beh direi che gli elementi per un’avventura epica mancano tutti, quindi sarà bellissimo. D’altronde questo è essere Squadra Scarsi: affrontare tutto sempre col minor livello di preparazione possibile, sia essa mentale, fisica o pratica, dando il meglio solo quando si tratta di scrivere le didascalie nichiliste alle foto di Instagram.

Hattara vincitore morale degli europei. #forse. #ecmc2015milan #ecmc2015 #liveyours Foto di @deenosauro

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Che Hattara ce la mandi buona.

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