Squadra Scarsi vs Tuscany Trail – Episodio 2: Holy Water Death Race

 

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Il nostro grafico ha voluto 500€ per realizzare questa grafica accattivante

Domenica 24 aprile noi di Squadra Scarsi siamo andati alla seconda edizione della Holywater Death Race, una gara/giro della morte organizzata dal nostro amico Nicola aka lo-fi boi. Alcuni di noi c’erano stati anche l’anno prima e questa edizione, con i suoi 103km e 3000mt di dislivello al 70% fuoristrada, sembrava garantire livelli di sofferenza sufficienti per farci demordere dall’intraprendere questo benedetto Tuscany Trail di cui già vi abbiamo parlato nell’episodio uno di questa maggica rubrica…

Holywater farebbe pensare a qualcosa di religioso oppure, facendo il giro, di blasfemo. E così pensavo anche io, fino a che non ho scoperto che la gara iniziava e finiva ad Acquasanta Terme, ridente località termale nell’appennino marchigiano, in provincia di Ascoli Piceno. È andata più o meno così:

Il pre-“gara”:

“Allora ragazzi non facciamo che si parte tardissimo tipo alle 19 come al solito, che comunque ad arrivare ad Ascoli ci si mette un po’ e domani la sveglia suona presto”. Detto, fatto: siamo in macchina alle 21. Quella mattina avevo portato la macchina dal meccanico a fare la revisione. “In due ore te la ridò!”, disse. Alle 19:30 ero ancora in officina ad aspettare che finisse. Arriviamo in autostrada e alla prima area di servizio ci fermiamo a fare il pieno di GPL (ovvero il carburante ufficiale di Squadra Scarsi, in quanto da poveri ed in grado di trasformare la già poco performante Clio in un mezzo dalla dinamicità comparabile a quella di una canoa con a bordo Umberto Smaila e Giampiero Galeazzi) ripartiamo. Ci fermiamo alla stazione di servizio subito successiva, perché appena partiti la macchina inizia a spruzzare gas a mo’ di superliquidator (scopriremo poi più avanti che il meccanico aveva sì cambiato il filtro del GPL ma si era distrattamente dimenticato di attaccarlo… Che simpatico sbatadone! :D)

scarsi classic, fallire al primo autogrill #squadrascarsi #sqdrscrs

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Fra una cosa e l’altra arriviamo a casa dei genitori di Zanzo, membro di Squadra Scarsi dalle origini ascolane, comodamente all’una e mezza di notte e per entrare nello spirito regionale ci concediamo un piccolo spuntino a base di pane, formaggio e… uhm… guanciale, che a giudicare dallo spessore delle fette era destinato ad un uso culinario e non era da mangiare così. Ma non ci siamo fatti demoralizzare.

Cerca so google:”migliore spuntino di mezzanotte pre gara”. #fixedforum #sqdrscrs #pretattica

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La “gara”: 

La mattina ci svegliamo, facciamo colazione, saliamo in macchina verso Acquasanta e, beh, il tempo fa schifo. Le previsioni danno pioggia per tutto il giorno, mentre Nicola giura che per due settimane c’è stato un sole stupendo.

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Il morale è piuttosto a terra e alla partenza siamo in non più di una quindicina di persone. C’è chi tenta da subito di buttarla in caciara e suggerisce di andare al bar a bere già alle 7:30 di mattina. Forse eravamo proprio noi? Mavàààà. Nel dubbio, si decide di andare al forno per comprare qualcosa da sgranocchiare per il pranzo. Qualcuno decide che si devono aspettare le pizze. Ci mettiamo davanti al forno ad aspettare le pizze.

holy water, only disagio #sqdrscrs #squadrascarsi #holywaterdeathrace #nonlavorare

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Risultato: 45 minuti in piedi lì davanti, per avere una fetta di pizza che già di per sé non era stellare e di certo non è migliorata quando l’ho tirata fuori dal mio zaino 4 ore dopo, fredda, rattrapita e piena di pezzi di carta bagnata appiccicati sopra.

Finalmente partiamo, ma qualcuno non è convintissimo. Il tempo sembra però si stia miracolosamente aprendo. Pedaliamo i primi 3km e SBRAAAAAM! Parte un deragliatore.

Chilometro numero 3. Sarà una lunga giornata. #deragliatori #holywaterdeathrace #holywater #nonlavorare #sqdrscrs

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Che è tipo un evento storico perché è la prima volta che a rompere qualcosa per primi non siamo noi, ma uno dei nostri amici di Roma. Proseguiamo. Una manciata di km tra chiacchiere, sorrisi ed allegria, fino a che non iniziano le prime complicazioni (leggasi: salita)

La strada prosegue diventando progressivamente più pendente. Salgo e scendo dalla bici come uno schizofrenico, la spingo, risalgo, riparto in salita, scendo, scivolo, mi fermo a boccheggiare. Partono le prime imprecazioni verso Nicola, il sadico autore del percorso. Alla fine arrivo in cima. Il gps segna 13,5km percorsi e 700 metri di dislivello fatti, e la salita era iniziata al km 4,5. Partono le seconde imprecazioni verso Nicola. Richard mi raggiunge e proseguiamo tra gli affascinanti e desolatissimi paesaggi dell’Appennino Marchigiano… Ci fermiamo in un simpatico baretto a tema far west in un paesino in mezzo al nulla: il Mini-Ranch. Entriamo e troviamo una manciata di gente del posto, tra i 40 e i 70 anni, impegnati ormai da ora a bere bianchini in modalità competitiva e a parlare a voce altissima e molto concitatamente di non ho capito bene cosa, perché il dialetto marchigiano di montagna devo ammettere che non è il mio forte. Entriamo, si zittiscono un secondo, giusto il tempo di prenderci un po’ per il culo per la nostra statura (siamo entrambi oltre il metro e 90): “com’è il tempo lassù?”. Io ingenuamente penso mi stiano chiedendo com’era il tempo sul passo e rispondo seriamente “mah insomma è variabile, doveva piovere ma a parte qualche gocciolina per adesso ci è andata bene, anche se quei nuvoloni neri non promettono granché bene”. Mi guardano con compassione, dal loro sguardo capisco che hanno sancito tutti all’unanimità che sono un coglione: si girano e ritornano ai loro bianchini e alle discussioni concitate. Fuori dal Mini-Ranch incontriamo un cucciolone di cane pastore, che abbiamo battezzato “Coso“. Ci seguirà fino in cima al prossimo passo e poi per tutti i 12km di discesa successivi. Ho a lungo provato a distoglierlo dalla missione ma non c’era modo. Allora ho pensato potesse avere fame: gli ho dato una barretta Aptonia. L’ha presa in bocca molto poco convinto e l’ha sputata immediatamente senza neanche provare a masticarla, guardandomi con uno sguardo accusatorio che mi ha riempito di vergogna. Beh effettivamente sanno di cartapesta, e forse sono anche fatte di cartapesta. Ma per 6 barrette a 1 euro che ti aspettavi?! Vabbè. Proseguiamo.

Arrivati ad Acquasanta, ovvero esattamente a metà percorso, inizia a piovere per davvero. Incrociamo gli altri che decidono di fermarsi, in gruppo, e di andare al bar.

ultimi in gara, primi al bar

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Richard ed io siamo gli unici che decidono di continuare, non abbiamo neanche noi capito perché. Inutile dire che questa seconda parte è stata la più dura. La pioggia ci ha risparmiato per gran parte del percorso, siamo riusciti a dribblarla e a beccare solo qualche precipitazione isolata, ma il percorso non perdonava. Alterniamo momenti di euforia e slancio a momenti pre-morte. A un certo punto ci vedo doppio.

Human centipede #telefonichefannofotopazze #holywaterdeathrace #sqdrscrs #outsideisfree

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Ce la mettiamo tutta ma dopo 90km e 2500 di dislivello e 6 ore in sella in buona parte su percorsi scarsamente pedalabili facciamo l’errore di guardare l’altimetria della traccia: mancava ancora un muro di 400 metri, che il buon Nicola aveva sadicamente piazzato alla fine di tutto, col chiaro intento di uccidere. Meditiamo. Ci diciamo: dai, andiamo! Facciamolo per la gloria! Siamo convinti, carichi, il cuore pieno di orgoglio. Poi ci ricordiamo che siamo di Squadra Scarsi, giriamo la bici in direzione Acqua Santa e torniamo al paese. All’arrivo Nicola ci consegna il premio, che in teoria non abbiamo vinto, che non ha vinto nessuno, ma siccome se ne voleva sbarazzare ce lo da comunque.

La serata continua con la scoperta dell’amaro alla Genziana, poi dopo non ricordiamo bene. Io penso di avere insistito parecchio per andare a vedere lo spettacolo del celebre artista locale ‘Nduccio

Stay ‘Nduccio

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Il giorno dopo seguirà un’overdose di olive ascolane impostaci dalla madre di Zanzo.

Ci siamo divertiti molto! Ringraziamo di nuovo Nicola per avere cercato di ucciderci e non mancheremo alla prossima edizione. (Si vocifera anche di un’edizione autunnale… chissà).

Per chi si trovasse nei paraggi consiglio di andarsi a fare una pedalata in quelle zone, selvagge e veramente affascinanti. Per chi volesse ripercorrere i nostri passi e confutare quanto siamo scrs allego anche la traccia su Strava.

Insomma, manca meno di un mese, ma la strada per il Tuscany Trail è ancora lunga. Ce la faremo? Mah. Nel dubbio Stay ‘NDuccio.

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Ti sei perso l’episodio 1? Niente di che, si vive lo stesso eh. Ma se proprio ci stai male lo trovi qui.

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