El Santo Gravel: ghiaia e hotpants

La patata di importazione a Bassano. Anche la patata locale non è male però.

La patata di importazione a Bassano. Anche la patata locale non è male però.

L’occasione era ghiotta: 140 km di ghiaia tra Bassano e Padova per togliere le ragnatele dopo un’estate con poca bici e prepararsi un po’ all’Eroica. Il tutto condito dalla presenza del contingente Tosco/Ligure (Tommy, Gori, Fabio, Piero, Visconte, Rozz, ai quali si é aggiunto Nekro) che assicurava la dovuta preparazione atletica e la necessaria idratazione nel pregara.

Carico il Visconte in stazione a Bologna, di volata a Bassano e all’ostello dove troviamo Tommy con i suoi scudieri. Tempo di check in e già abbiamo in tasca una mappa con i migliori (leggasi “più economici”) posti dove bere in paese. Il resto dopo il salto!

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Seguono circa 6 ore di alcool, cazzate, imparare cos’è la sosta inoperosa e quanto i local la detestino, momenti di pretattica spinta ai massimi livelli e un discreto numero di fiebonebao. Il Sabato sera a Bassano del Grappa è un affare stiloso, di hogan e tacchi alti, questo è il Veneto che fattura e che pensa alle ruspe blindate. Noi siamo ragazzi semplici a cui piacciono le bici, le bibite e le battute sagaci.

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Capito? Da queste parti se sei inoperoso per più di 15 minuti ti portano via.

Scendiamo nel degenero. Ci facciamo riconoscere. C’è gente che va ad un toga party ma la vera attrazione siamo noi coi nostri sberleffi. Il Visconte ad un certo punto era davanti alla vetrina della Geox che chiedeva ai passanti: “ma perché guardate le scarpe? Vabbé che respirano, ma fanno merda!”.

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Seguono vari GPM tra i vicoli, l’arrivo degli altri toscani, una quasi rissa in una birreria i cui gestori avevano l’atteggiamento tipico dei nostalgici di un certo nanerottolo pelato, vari altri drink e foto di rito (sfocata a causa Merlot) sul ponte prima del rientro in ostello.

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Belli belli in modo assurdo

Che ore sono? L’1:00. A che ora ci alziamo? 5:30. Perfetto. Che idea di merda.  In retrospettiva aver trovato la Nardini chiusa è stata una fortuna. Mentre gli altri si arrabattano sui Garmin con il computer anteguerra dell’ostello, io scappo a letto.

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Garmin 4 – Fiha 0

Sveglia, primo tentativo di defecatio fallito, colazione, secondo tentativo, nulla. Correre con il colpo in canna mi preoccupa, ma che altro fare? Tommy dall’alto della sua laurea in medicina presa coi punti dell’IP suggerisce metodi per stimolare l’intestino ma mi fido po. Fabio tira fuori un calumé della Pace. Alle 6:15. Sarai pure Ligure ma mi sembri uno dei nostri amici romani. I ragazzi temporeggiano e io mi sto riaddormentando, ci vediamo alla partenza, spero che il fresco del mattino mi svegli.

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Al parco della partenza trovo i ragazzi di Cicloazione che raccolgono le iscrizioni e distribuiscono gagliardetti: i soldi vanno in beneficenza per costruire una portantina con la quale trasportare ragazzi disabili lungo la ciclabile.

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Il livello della competizione pare sarà alto, almeno a giudicare dalle bici: Yeti, Santa Cruz, Niner, Surly. Tante bici specifiche da gravel, tante MTB, qualche singlespeed. Incrocio Nekro al quale senza averlo mai visto dal vivo ho dato dello “stronzo” online, cosa che confermo dal vivo.

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Gli altri arrivano dopo poco, e partiamo. Ore 7:22. Inedita per me la formula della partenza alla francese: più comoda a livello pratico ma anche un po’ più ansiogena. Non che noi si sia qui per vincere eh, l’importante è dimostrare ai propri derriere che si è capaci di stringere i denti per 140 km. Partiamo dicevo, ed al primo bivio è già un tripudio di Garmin che bippano “strada sbagliata”. Imbocchiamo quella giusta e dopo qualche km inizia il fuoristrada: singletrack tecnico sul quale, grazie alla guida di Gori, facciamo mattanza di quelli con cui eravamo partiti e di un paio di gruppetti che ci erano davanti.

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Fabio ha la bici nuova, Fabio ha una gran gamba, Fabio è un po’ stronzo. Non so quale sia la ragione, ma su alcuni tratti asfaltati il navigatore sengna che il merda ci sta tirando ai 42 all’ora, e si sono ancora più di 1oo km da fare.

Incrociamo un altro gruppetto e Fabio si ingarella li davanti con il proprietario di una mtb singlespeed la cui forcella costa più di tutte le bici che possiedo. Con questo ritmo arrivare a Padova è un attimo, 63 km in due ore. A poi km dalla fine dell’ “andata” gli altri tirano dritto ad un bivio che invece io imbrocco bene (credo di aver quasi imparato a leggere il navigatore). Chiamo la deviazione ma loro sono già andati. Questo crea un piccolo gap che non riusciranno più a colmare. Seguo dei locals fino al centro di Padova che un po’ conosco, quindi navigo verso la chiesa, foto e ripartenza. Sul cavalcavia della stazione però mi accorgo di essere abbastanza stanco. Maledetto Fabio. Aggancio la traccia del ritorno, abbasso la velocità e cerco il solco. Essere rimasto da solo non aiuta, ma a questo punto ci si prova.

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Ovviamente l’iniziale momento di sconforto è salutato da 15 km di argine controvento. Parlo da solo, perché non c’è nessuno con cui parlare. Mi guardo intorno, ma non c’è un cazzo da vedere.

Qualcosa da vedere ogni tanto c'era

Qualcosa da vedere ogni tanto c’era

Mi sforzo di non guardare quanti km mancano, e quando lo faccio non sono buone notizie. Mi fermo ad una baracchina a comprare acqua e cibo senza manco scendere dalla bici, visto che nelle gare precedenti le soste sono sempre coincise con i crampi, a sto giro voglio fare tutta una tirata.

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Il percorso fortunatamente si fà più interessante e guidato, e sopratutto protetto dal vento. Accellero, ma solo marginalmente, e km dopo km arrivo al “tratto che non è ancora stato testato”, l’ultimo pezzo di strada che porta a Bassano.

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Il maestoso volatile è da qualche parte nella foto, se lo trovi vinci un abbonamento alla Settimana enigmistica

Ziocantante.

10 km di sabbia, sassi grossi come grossi pompelmi, rovi, guadi, moto da cross, cani enormi, prati con erba alta senza sentiero e un enorme uccello rapace che mi ha mostrato la via.

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Un segno? Non lo so, ma viste le bestemmie che ho tirato credo di essermi definitivamente inimicato le divintà locali. Ultimo tratto in mezzo all’hinterland Bassanese e finalmente l’arrivo. 5 ore e 58 minuti per 135 km.

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Ho speso più o meno tutto quello che avevo e sono mezzo morto. Improvviso temporale, corsa in ostello e doccia clandestina, raggiungo gli altri al bar, loro bevono vino e io un té. Carico macchina e riparto verso Bologna. Musica di altissimo livello alla radio. Alla prossima.

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